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4 Novembre Nov 2013 0219 04 novembre 2013

Ryder Hesjedal, che rubò la carriera a François Parisien

di: Guido Tedoldi

Ryder Hesjedal, che rubò la carriera a François Parisien

Ryder Hesjedal, il ciclista canadese vincitore del Giro d’Italia 2012, si è dopato. Però nel 2003, ovvero più di 8 anni fa: e per le regole mondiali dell’antidoping non può più essere punito. Il suo comportamento ha però rovinato la carriera a un altro ciclista canadese, François Parisien, il quale nel 2008 era in lizza per essere selezionato dalla sua Nazionale in vista dell’Olimpiade di Pechino, ma non ci poté andare. A quella gara partecipò proprio Hesjedal (giungendo 55°, e 16° a cronometro) insieme a Michael Barry, un altro ciclista canadese che si è dopato (che giunse 9°).

A dire che Hesjedal si è dopato è stato lui stesso, commentando un libro di Michael Rasmussen, ciclista danese vincitore della maglia a pois di miglior scalatore del Tour de France 2005 e 2006, e squalificato per doping nel Tour 2007 quando era maglia gialla. Rasmussen aveva già ammesso di essersi dopato in prima persona tra il 1998 e il 2010, ma presentando il suo libro (in uscita oggi 4 novembre) ha parlato anche di alcuni suoi ex-compagni di squadra cui ha insegnato ad assumere vari prodotti dopanti – ne hanno scritto tra gli altri Claudio Ghisalberti e Luca Gialanella su la Gazzetta dello Sport del 1° novembre..

Tra questi ex-compagni c’era proprio Hesjedal.

L’ammissione del canadese, peraltro, è stata poco convincente. Nella sua carriera (delineata a questo link dalla Wikipedia) ha vinto 2 campionati del Mondo di mountain bike, nel 2001 e 2002, quindi prima del 2003 di cui ha parlato Rasmussen, e il Giro 2012, oltre 8 anni dopo. Nel periodo del doping, non ha vinto niente.

Anche a dire che Michael Barry si è dopato, è stato lui stesso: scrivendolo in 3 libri (qui qualche riferimento della Wikipedia). In particolare, Barry ha fatto parte tra il 2002 e il 2006 della squadra di Lance Armstrong, che per ammissione dei protagonisti aveva costituito uno dei più articolati sistemi di doping della storia del ciclismo.

Tutto questo non gli è servito a molto, a livello individuale, perché ha vinto pochissimo, ma con i suoi compagni vinceva le cronometro a squadre. E non più essere squalificato, perché ormai si è ritirato dall’agonismo.

Mentre questi 2 personaggi si prendevano le loro soddisfazioni, il loro connazionale François Parisien otteneva risultati poco eclatanti (soltanto 1 vittoria al campionato canadese in linea nel 2005, dice la Wikipedia) e contratti con squadre di secondo piano invece che quelle del World Tour in cui correvano quegli altri. E, in caso di manifestazioni internazionali, vedeva spesso il proprio posto in Nazionale già occupato.

Magari Parisien, anche gareggiando con non dopati, avrebbe avuto una carriera di secondo piano. Ma la sua frustrazione (che non ha nascosto a Radio Canada nel corso di un’intervista) è comprensibile. Gli hanno rubato la carriera.

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