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5 Novembre Nov 2013 1830 05 novembre 2013

Bpm, Bonomi, la bad bank e la guerra infinita

Smembrare la Banca popolare di Milano, creare una bad bank in cui conferire i crediti non performing e venderla sul mercato. È questo, secondo gli spifferi, il progetto che il presidente di Piazza Meda, Andrea Bonomi, sottostante alla trasformazione in Spa. All’interno dell’istituto non si placa la tensione. Non solo tra consiglio di sorveglianza e di gestione, ma anche all’interno del fronte bonomiano. Insomma, si procede alla conta. D’altronde, il piano industriale prodromico all’aumento di capitale, la cui approvazione sarebbe dovuta avvenire al consiglio di gestione previsto per il 12 novembre, sarà posticipato. Prima è necessario trovare un nuovo consigliere delegato, missione quasi impossibile dato che gli organi di governance saranno rinnovati il prossimo aprile. Per questo si sta discutendo di anticipare l’assise: l’obiettivo è evitare una situazione di stallo che non va bene a nessuno, Bankitalia in primis, in quanto avvicina sempre più l’istituto al pericoloso burrone del commissariamento. Intanto Raffaele Mincione, secondo azionista al 7%, ha inviato una lettera, letta dall’Ansa, a Consob e Bankitalia contestando l’idea di rinnovo anticipato del consiglio di gestione, lanciata da Bonomi. Da una parte e dall’altra i più prestigiosi avvocati italiani: Portale, Montaletti e Marchetti da un lato, dall’altro Benessia per il consiglio di sorveglianza. Tutti convergono su un punto: un consiglio di sorveglianza in scadenza può nominare un consiglio di gestione che resti in carica oltre il mandato del primo. Per Mincione, assistito dallo Studio Denozza, ciò invece non s’ha assolutamente da fare. Secondo alcuni, il cambiamento di rotta di Mincione sarebbe avvenuto dopo una marcia di avvicinamento da parte di esponenti dell’ex Associazione amici della Bpm, sciolta proprio da via Nazionale. I rappresentanti dei vari poteri che rendono ingovernabile la Bpm devono stare molto attenti: sebbene Palazzo Koch non possa permetterselo dopo lo scandalo Mps, un commissariamento non conviene a nessuno. 

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