Alessandro Da Rold
Portineria Milano
5 Novembre Nov 2013 2223 05 novembre 2013

Cinema Lega: i barbari sognanti non vogliono Salvini segretario

Lo hanno sostenuto l’anno scorso nella battaglia contro Umberto Bossi e il cerchio magico. Ma adesso, in vista del congresso del 15 dicembre, i barbari sognanti hanno deciso di andare da soli, senza seguire le indicazioni del “Capo” Roberto Maroni. E nei giorni in cui il Senatùr annuncia la raccolta firme per la sua candidatura alla segreteria, in via Bellerio, sede del movimento, sono riprese le grandi manovre sotterranee che avevano contraddistinto la "battaglia delle battaglie" per portare Bobo alla segreteria. Questa volta il bersaglio non è il cerchio magico bossiano ormai in disarmo, bensì il segretario lombardo Matteo Salvini, «il Matteo Renzi» di Maroni, in pole position per diventare il nuovo numero uno del Carroccio. «Perché di Renzi non ne vogliamo» chiosano a microfoni spenti alcuni di loro. 

Non ci stanno a questo schema quelli che una tempo venivano definiti i «maroniani di ferro». Vogliono un segretario 3.0. Perché questa volta i barbari sognanti sembrano essere tutti uniti contro «un patto scellerrato» sostenuto anche dalla potente portavoce di Maroni Isabella Votino, sempre più importante per i delicati equilibri di regione Lombardia e del partito. Per questo motivo le truppe si muovono in ordine sparso sul territorio, ma con l'obiettivo comune di preferire alla candidatura di Salvini un’altra di "mediazione". Nasce da qui la mossa di Gianluca Pini, segretario romagnolo, di proporsi per la conta. «Entro lunedì prossimo si saprà chi saranno i candidati per le primarie che andranno al Congresso - ha spiegato il vicepresidente della Camera dei deputati del Carroccio - e quindi se ci sarò anch'io. Di certo ci sarà più di un candidato». 

Oltre a Salvini, insomma, potrebbero esserci diversi altri nomi che il 15 dicembre potrebbero essere votati al congresso del Lingotto di Torino. Si parla anche di Gianluca Buonanno, l’istrionico deputato piemontese. Del resto su Salvini non convergerebbe il parere positivo né del sindaco di Verona Flavio Tosi, nè della frangia secessionista di Mario Borghezio, nè appunto del gruppo dei maroniani - da Pini appunto a Gianni Fava, assessore all’Agricoltura in Lombardia fino a Paolo Grimoldi - né soprattutto dei veneti. Sono iniziati così a serpeggiare nuovi nomi di mediazione in via Bellerio, da Giancarlo Giorgetti, la mente economica, fino al sindaco di Varese Attilio Fontana. Mediatori insomma, come il governatore del Veneto Luca Zaia, gradito al Senatùr. In ogni caso la partita è appena iniziata. E come dicono in tanti: «Sarà un cinema».


Bossi e Salvini
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