Gianluca Melillo
ItaliAmo
6 Novembre Nov 2013 1444 06 novembre 2013

#PussyRiot: la (in)giustizia ai tempi dello zar #Putin

Anche questa è storia nota, una rock band russa con connotazioni politiche, le Pussy Riot appunto, l'anno scorso inscenò una protesta (leggittima e non violenta) contro la politica repressiva del Governo sovietico guidata da Vladimir Putin. Per questa colpa, personalmente ancor non mi è chiaro qual reato abbiano commesso le giovani artiste, sono state condannate a 2 (!) anni di carcere.

E già "solo" per questa oscenità anti democratica ed illiberale ci siamo scandalizzati ed abbiamo protestato, come mezzo mondo, vivacemente per cercare di evitare la prigione a queste giovanissime cantanti/attiviste. Ma senza nessun risultato.

Ma è di oggi la notizia, postata su Twitter (sempre più strumento per dar voce "globale" a chi non ne ha) dal marito Piotr Verzilov, che la leader della band, Nadia Tolokonnikova, (23 anni), di cui si erano perse le tracce da più di due settimane, sia stata trasferita in una colonia penale in Siberia.

A detta del marito, Nadia infatti è stata spedita in un istituto penitenziario nella regione siberiana di Krasnoyarsk. Si tratterebbe della colonia penale n° 50, nella città di Nizhny Ihash, lungo il percorso della Transiberiana, a quattro fusi orari di differenza da Mosca. 

«Essenzialmente - ha aggiunto Verzilov - è stata trasferita a 4.500 chilometri dalla Russia centrale, nel cuore della Siberia, come punizione per la l’eco che ha avuto la sua lettera». Si tratta della lettera in cui Nadia denunciava soprusi e violazioni dei diritti umani nella colonia penale in Mordovia.

Insieme a Nadia sono altre due le Pussy Riot in carcere ( Yekaterina Samutsevich e Maria Alyokhina), tutte con una condanna a due anni per vandalismo e vilipendio: nel febbraio 2012 avevano fatto irruzione nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca, cantando una canzone ritenuta blasfema, una preghiera alla Vergine Maria affinché liberi la Russia da Putin.

Ammesso, ma assolutamente NON concesso, che le tre ragazze abbiano davvero compiuto un atto di "vandalismo e vilipendio", è degno di un paese democratico e civile non solo condannarle senza appello al carcere e poi mandarle anche in Siberia?

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook