Giulia Valsecchi
Cineteatrora
7 Novembre Nov 2013 1100 07 novembre 2013

The country o le false confidenze secondo Crimp

Per chi viene dalla città l’odore della campagna è un nemico pubblico o una meta conciliante. Non si tratta sempre di evasioni felici, ma di fughe per riparare a qualche danno, smanie di avvicinarsi a luoghi carichi di nature primordiali nel tentativo di salvarsi per effetto di tutto quello che l’inurbamento reputa miseramente vuoto di socialità. Sotto quella campana di vetro che la periferia verde evoca, Martin Crimp fa scontrare due coniugi borghesi, Richard e Corinne, alle prese con l’erosione di un matrimonio pieno di enigmi, sospetti e voluttà che li feriscono reciprocamente.

The country proviene infatti da una drammaturgia inglese di lungo corso, dalla rabbia di Osborne, dalla quieta, cinica ed efferata sintesi pinteriana di quanto non è mai detto, ma soltanto lasciato intendere. Così Laura Morante (Corinne) e Gigio Alberti (Richard) compaiono alle spalle di un proscenio abitato da miniature di una villa di campagna e folte chiome d’alberi. La regia di Roberto Andò riconferma la propria cifra marcando rumori fuori scena, presenze infantili invisibili, costumi di buon gusto troppo made in Italy e morbosità fuse negli isterismi che a Morante fanno pronunciare domande, accenti, e parole chiave in una cantilena difficile a reggersi in un’attrice che, al contrario, sa ben esplodere quando non è castigata dal cerebralismo.

Certo è che la scrittura di Crimp insegue reiterazioni insidiose, panico sottocoperta, segreti e crimini da non sviscerare, ma agonisticamente riportare a galla al momento opportuno come in un interrogatorio processuale. Perché di duelli si tratta in The country, dualismi continui dove le coppie si affrontano da ribalte scomode, tracce di chi si è venduto a fare da testimone a un atto ignobile o di chi ha tradito e mente ancora bisognoso di rifarlo. Non a caso Richard è un medico e la sua lunga dipendenza dalle medicine citate in metafora fiabesca da Rebecca - l’intrusa da lui stesso portata in casa fingendo d’averla raccolta su un sentiero - tace il rancore di un legame coniugale al capolinea.

Così, mentre Corinne ritaglia figurine da riviste femminili, si compie il primo di una serie instancabile di ring verbali, con la divagazione di un telefono che squilla e fa da disturbatore non casuale di quello stesso interno che ospita una giovane donna all’apparenza sconosciuta, dotata di un orologio d’oro e di una borsa che contiene siringhe. Gli indizi si affastellano, finché anche Rebecca (Stefania Ugomari Di Blas), vittima dei discorsi, si sveglia nel cuore della notte di una famiglia in cerca di reputazioni da non incrinare.

L’ipocrisia sommessa della campagna che fa da gabbia e ideale di felicità presto smantellato cuce il ripetersi degli stessi errori, attraversa il punto di rottura tra Richard e Corinne quando una delle verità viene a galla e torna sui propri passi all’ultimo, mentre al posto delle figurine e dei ritagli ci sono biglietti d’auguri e un paio di sandali luccicanti per il compleanno di Corinne. La copertura segna il linguaggio di Richard, fiero mentitore al traguardo di marito pentito e disintossicato impenitente. Eppure, nella rilettura registica di Andò si perdono proprio quei grimaldelli che la drammaturgia di Crimp promette e mantiene dall’inizio di una conversazione sul sapore dell’acqua, fino al bisogno finale di Corinne di qualcosa di umano che assomigli a un mattone rotto o a una siringa.

Proprio la trasparenza dell’acqua e la falsa dichiarazione d’essere cambiati si assomigliano nel simbolismo di ciò che è permanente e incagliato, una crepa sotto gli occhi di tutti che non può coincidere con la monotonia scenica di un duo poco conforme alla tagliente freddezza british. The country rimescola avidamente il torbido di vite benestanti e sconnesse e, nello stesso bicchiere passato di mano in mano, sopravvive onesta solo la campagna, spettatrice paga dell’abilità più deludente: fingere l’amore, al punto da non saper restituire nemmeno un secondo bacio per non guastare il delitto perfetto.

Fino al 17 novembre 2013 Piccolo Teatro Grassi - Milano

The country

di Martin Crimp

traduzione Alessandra Serra

regia Roberto Andò

con Laura Morante, Gigio Alberti, Stefania Ugomari Di Blas

scene e luci Gianni Carluccio

costumi Agata Cannizzaro

produzione Teatro Stabile dell’Umbria, Fondazione Brunello Cucinelli in collaborazione con Nuovo Teatro

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