Gianmaria Tammaro
’O pernacchio
10 Novembre Nov 2013 1253 10 novembre 2013

Generale Costa: lavora troppo, meglio trasferirlo

È una tradizione lunga anni, decenni, forse pure secoli quella del depistare. Del mettere i bastoni fra le ruote a chi lavora. Del dire anziché fare, dello spostare anziché appoggiare. Ed è - triste ma vero - una tradizione tutta italiana, fatta di tantissimi successi come pure di tantissimi insuccessi. Si comincia nella polizia municipale e si finisce con la forestale. C'è un uomo, un uomo che lavora; un uomo che per una volta, rispetto a tanti altri, fa il suo mestiere. E c'è un comando centrale che decide di trasferirlo: parla troppo. O forse, assurdamente, svolge troppo bene il suo compito. Lasciarlo lì, dove serve di più, può creare problemi. E allora via: si chiacchiera, si vocifera, si dice: verrà spostato. Dove, ancora, non si sa.
L'uomo, in questo caso, è il Generale Sergio Costa della Polizia Forestale. Che si dice verrà presto trasferito. Eppure è strano: è strano proprio in virtù di quello che dicevo prima, e che cioè Costa, in quanto volto dell'uomo onesto e operoso, lavora, si impegna, fa quello che deve fare. Ha parlato e parla sempre con tutti: è un militare, ma un militare coscienzioso. Con una morale ed un'etica distinte dai gradi e dalle pieghe della divisa stirata. È andato dalla gente - gente comune, gente disperata - e si è seduto al tavolo della condivisione. Ha scavato (ricordate i fusti di Caivano?) e ha trovato. E ha aperto - a modo suo - uno spiraglio nel grande telo del silenzio. E ora - forse, probabilmente, non si sa bene perché - lo spostano. La De Girolamo, ministro delle Politiche Agricole che ha l'ultima parola in tema di Polizia Forestale, glissa. Non parla. Nega. Martedì è atteso l'annuncio. Che però, dicono fonti interne al ministero, non riguarderà Costa ma altro. Il problema, ora, è capire di che altro si parli: il depistaggio ha molti nomi, ma un solo effetto: zittire chi parla.

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