Alessia Di Consiglio-Levi
Chutznikit
10 Novembre Nov 2013 1012 10 novembre 2013

L'improbabile avvelenamento di Arafat

E così gli esperti svizzeri che hanno esaminato i resti di Yasser Arafat hanno confermato che sussisterebbe la possibilità che leader dell’OLP sia morto per avvelenamento da polonio-210, avendo ritrovato nel suo corpo quantità superiori della sostanza rispetto a quelle normalmente presenti nel corpo umano. La responsabilità di Israele sembra scontata, come accusano i rappresentanti dell’OLP.

Ma ci sono un paio di fattori che dovremmo considerare prima di prendere la notizia come oro colato.

1. Nell’investigazione in corso, non solo l’istituto svizzero, ma altri esperti forensi di Francia e Russia hanno esaminato campioni provenienti dalla salma. Questi ultimi hanno dichiarato di non aver trovato alcuna traccia di polonio (sebbene la dichiarazione sia stata in seguito ritrattata).

2. Il polonio perde la sua radioattività del 50% ogni quattro mesi, quindi se gli esami fossero stati fatti anche già nel 2006, non si sarebbero potute trovare tracce della sostanza. Oltre a questo, data l’estrema tossicità del polonio, non sarebbe stato facile maneggiarlo senza contaminare altri. E chi lo avrebbe somministrato doveva sicuramente essere un membro dello strettissimo entourage che ha accompagnato il leader nei suoi ultimi mesi a Parigi.

3. E’ impossibile accedere alla cartella clinica di Arafat, conservata dalla famiglia e dall’Autorità Palestinese (AP). Sappiamo solo che all’arrivo a Parigi gli fu diagnosticata la Coagulazione Intravascolare Disseminata (CID), la cui causa non è mai stata accertata. Come si può formulare un ipotesi senza considerare le informazioni raccolte durante la degenza operatoria? E poi perché non è mai stata fatta un’autopsia?

4. Perchè non sono stati fatti test sull’HIV date le insistenti voci secondo cui Arafat fosse malato di AIDS? Forse per negare la teoria sull’omosessualità del leader?

5. Suha Arafat, la vedova e colei che ha richiesto le indagini, è accusata dalla Francia di aver fatto sparire ingenti somme di denaro. Inoltre non è mai piaciuta al comando dell’AP, contro i quali si era schierata al momento della successione. Questa indagine potrebbe essere un modo per riabilitare il suo status (guarda caso la riesumazione è avvenuta proprio nel giorno in cui all’ONU si votava per il riconoscimento di uno stato palestinese), specialmente come moglie di un martire morto per mano del nemico piuttosto che per cause naturali.

6. Ad Israele non sono mancate le occasioni per uccidere Arafat. Che senso avrebbe avuto farlo fuori nel 2004, quando era ormai al margine della vita politica palestinese e quando Israele era già riuscita a contenere la Seconda Intifada? Piuttosto, la dipartita di Arafat non avrebbe fatto più comodo agli impazienti successori?

Certo, la possibilità dell'assassinio rimane plausibile, i moventi realistici, ma ci sono troppi interessi in ballo e troppi punti oscuri per puntare il dito contro qualcuno indiscriminatamente.

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