Alessandro Da Rold
Portineria Milano
11 Novembre Nov 2013 2013 11 novembre 2013

Lega, guerra in vista del congresso e Salvini rischia di non farcela

«Questo congresso rischia di finire in farsa» dice un alto dirigente della Lega Nord alla fine di una giornata estenuante dentro la sede in via Bellerio. Volano i coltelli nel movimento di Roberto Maroni che si appresta il prossimo 15 dicembre - con le primarie il 7 - a celebrare a Torino l'assise per il nuovo segretario. Se la presentazione dei cinque candidati doveva essere la pietra tombale sulle polemiche - in particolare dopo la rinuncia del sindaco di Verona Flavio Tosi e del mediatore Giancarlo Giorgetti - in realtà sta diventando un nuovo capitolo per far esplodere una guerra per bande dagli esiti ancora incerti. I motivi del contendere sono diversi, dalla paura di Matteo Salvini e dei salviniani di non riuscire a vincere a mani basse contro Umberto Bossi fino alle polemiche per l’esclusione di Gianluca Pini, segretario romagnolo, dalla competizione. 

«Io l'ho regolarmente presentata nelle mani di Calderoli, come tutti gli altri, e lui non mi ha mai avvisato, né al momento, né dopo, di problemi di sorta sul luogo dato che, come i suoi stessi collaboratori mi hanno confermato poc'anzi, la segreteria organizzativa non è un luogo fisico» ha detto Pini, dopo un’esclusione dalla corsa alla segreteria federale del Carroccio giustificata per 'difetti di forma’, ma che sa molto di cavillo per impedire a un parlamentare acclamato dalla base di togliere consensi proprio a Salvini. Del resto, la corsa del segretario lombardo per la segreteria federale appare in salita. Oltre alle pressioni su Bossi di ritirare la candidatura, in via Bellerio circola la speranza che alla fine si ritirino pure Giacomo Stucchi, presidente del Copasir, Roberto Stefanazzi, consigliere comunale di Vizzola Ticino (Varese) e Manes Bernardini, consigliere regionale in Emilia Romagna. In pratica tutti.

Di più se ne saprà nelle prossime settimane, dopo la raccolta delle firme necessarie per presentarsi: la scadenza è il 30 novembre. In sostanza, la speranza di molti, anche per attenuare le polemiche, è quella che si possa convergere alla fine sulla candidatura unica di Salvini. Al momento, infatti, Matteo, molto amato dalla base leghista potrebbe non poter contare su tutti i militani. In Veneto in tanti avrebbero preferito Luca Zaia, quindi c’è il rischio di grosse defezioni oppure di un voto per il Senatùr. Non solo. Stefanazzi per di più arriva anche lui da Varese, culla del Carroccio, dove quindi le preferenze rischiano di essere spacchettate in tre fazioni. Stessa situazione nella bergamasca dove a fare da tappo per Salvini è Stucchi, molto amato dalla base e vicino allo storico colonnello Roberto Calderoli. Infine pure Bernardini potrebbe rappresentare la spina nel fianco dell’Emilia Romagna e della Toscana, dove a quanto pare Salvini non riscuote molto successo. La partita, insomma, è ancora tutta da giocare. E Maroni avrà il suo bel da fare nelle prossime settimane per sedare le anime in rivolta. 


Maroni e Salvini

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