THE BLAIR MUM PROJECT: blog di una mamma (e figlia) a Londra
12 Novembre Nov 2013 2338 12 novembre 2013

אוהב אותי

Sono giorni di pioggia, giorni freddi e cupi. Non so dove ripararmi, non ci sono tettoie, ne mani, braccia che possano abbracciarmi. La vita improvvisamente diventa difficile, ostile. Devo trovare riparo, ma non so dove, ne da chi o cosa. Tutto intorno è vuoto. Non ci hanno insegnato a vivere, a capire cos'è la vita, a coglierla, a darle un nome, un colore, una forma. Ci hanno solo detto di lottare, di andare avanti. Ma come faremo a capirci? Per capirci bisogna amarci. Amarci. Senza passione, perché la passione non otterrà mai il perdono. E cosa sarà di questi giorni d'indifferenza, il male che entra dentro e non ti lascia più, l'anima accortocciata e nera, ed una vita da guardare e vivere. Chi ci indica la strada verso il bene, il giusto, chi ci riparerà dal male delle persone, ogni cosa cambia, cambiano i giorni, cambia il lavoro, cambiano le amicizie, cambiano gli amori. Solo tu resti, con te stesso. Anche la pelle invecchia, gli occhi, lo sguardo diventa sempre più cosciente, sino ad arrivare ad esser presente per poi perdersi di nuovo nella vecchiaia e la resa. Chissà come avremo vissuto, se avremmo potuto essere meglio di queste parole, e più felici. Chissà qual'è la via giusta. E mentre ce lo chiediamo, viviamo e sopravviviamo a mille momenti. Il male è ovunque, persino l'amore è sofferenza. Come faremo, sarai il mio attimo di felicità ed io il tuo. Ci sono momenti in cui nulla di ciò che pensiamo, ci rende felici. Quelli sono i momenti più terribili, perché dobbiamo andare avanti, dobbiamo combattere contro i nostri stessi pensieri. Poi mi addormento, ed è un giorno nuovo in cui non devo più combattere con i miei pensieri, ma con le persone. Ogni individuo con cui interagisco è per me un pezzo di vita fatto di amore e odio racchiuso in un corpo che parla. E che sicuramente mi farà del male. E da cui sicuramente dovrò difendermi. Poi ci sono quei giorni di sole. La leggerezza sostiene la pesantezza. Non la batte, ma la sostiene. Finché non crollerà. Ma nel momento in cui tutto è in equilibrio per qualche strano motivo a me ignoto e che cerco, invano, di controllare, c'è qualcosa di potente che spinge per uscire: è felicità allo stato puro, quella che arriva a toccare l'anima, quella che ti fa piangere per un nulla, per quel raggio di sole nel cielo senza nuvole. Ma quel pensiero che ti tiene compagnia e che ti tormenta non è giusto, quello è il male. Quella ossessiva e disperata ricerca di amore, che ti spinge sin là, a spogliarti di tutto quello che hai, quello è il male. Questo senso di malessere per la vita è grigio e nero, è un rumore assordante, quando saranno invece il silenzio e la solitudine a darci le risposte. La misantropia come sentimento di sfiducia verso il prossimo, che crea quel circolo vizioso per cui tenti di amare ponendo te stesso come condizione ed oggetto di amore: e allora sorridi, ridi alla vita, diventi una calamita per gli altri perché si, tu sei veramente felice. Ma in realtà, quel che vai cercando, è solo amore. 

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