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12 Novembre Nov 2013 0150 12 novembre 2013

Gli ultrà della Nocerina si dicono «tifosi», poi però non lasciano giocare la squadra

I tifosi, si pensa comunemente, dovrebbero sostenere la squadra del loro cuore. A Nocera inferiore fanno il contrario: la loro squadra del cuore non la fanno giocare. E se i calciatori vogliono provare lo stesso a scendere in campo, li minacciano di morte.

È successo domenica scorsa, 10 novembre, a Salerno, dove si sarebbe dovuta disputare Salernitana-Nocerina, valida per il campionato di Prima divisione. Ma tra le 2 tifoserie non ci sono buoni rapporti, e quindi il prefetto di Salerno, Gerarda Pantaleone, ha emesso un provvedimento per impedire l’accesso ai tifosi della Nocerina. Allora un gruppo di ultrà nocerini, nelle ore precedenti la partita, è andata all’albergo dove la squadra era riunita per fare minacce.

La partita si è poi disputata lo stesso... cioè, no, non è stata una partita. È stata piuttosto una stilettata al cuore. L’ha raccontata, tra gli altri mass media, la Gazzetta dello Sport cartacea, in un articolo pubblicato l’11 novembre e firmato da Alessio d’Urso e Giovanni Vitale.

Le due squadre sono scese in campo con 38 minuti di ritardo sull’orario previsto, alla presenza di circa 9˙000 spettatori paganti. Altre persone, erano fuori dallo stadio, a fare casino. Dopo 2 minuti il mister della Nocerina ha effettuato le 3 sostituzioni possibili, e da quel momento nella sua squadra si è verificata una epidemia di infortuni: 5 giocatori in 21 minuti si sono variamente accasciati al suolo, dovendo poi uscire dal campo per malanni troppo gravi. E non si sono potuti sostituire proprio perché il mister aveva già effettuato i cambi. Al 5° caduto, l’arbitro ha dovuto sospendere la partita, perché una squadra non può trovarsi in campo con solo 6 giocatori.

E così i «tifosi» della Nocerina hanno ottenuto quel che volevano: se loro non potevano vedere la partita, nessun altro avrebbe potuto. E poi si sono dimostrati talmente convinti del loro gesto che nella serata di domenica, al rientro da Salerno, hanno festeggiato in piazza.

Ma festeggiato cosa? Il nulla, ovviamente, visto che la partita non c’era stata.

Per giustificare il gesto, alcuni gruppi organizzati della tifoseria nocerina (la Gazza ne ha contati almeno 4, con circa 200 iscritti) hanno emesso un comunicato, riportato integralmente dal sito web Globalist.it (qui il link all’articolo di Franco Fracassi) insieme ad alcune dichiarazioni del sindaco di Nocera, Manlio Torquato.

Il problema è che un gesto del genere non ha giustificazioni. Lo sport è tante cose, ma non un pretesto per la violenza. Il prefetto di Salerno, prevedendo violenza (prevedendo cioè che i «tifosi» nocerini non sarebbero andati allo stadio per vedere la partita bensì per scontrarsi con altri «tifosi») ha emesso un provvedimento per evitarla.

I «tifosi» (uso le virgolette perché si chiamano così da sé, e vengono chiamati così da diverse persone che parlano di loro – ma tifosi non è la parola giusta per definire chi si comporta in quella maniera) vogliono essere legittimati all’uso della violenza, sia verbale sia fisica. Ma non è così che ci si comporta nelle società civili.

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