Marco Sarti
Camera con vista
12 Novembre Nov 2013 1957 12 novembre 2013

Serviva uno studio per sapere che gli italiani vogliono meno deputati?

C’era bisogno di organizzare una consultazione pubblica per scoprire che la maggior parte degli italiani vuole ridurre il numero dei parlamentari e chiede di abolire le province? Al ministero delle Riforme Costituzionali sono convinti di sì. E così negli ultimi mesi hanno sottoposto ai cittadini interessati un lungo questionario sul futuro assetto istituzionale dello Stato. Per essere consultati era sufficiente collegarsi al sito del ministero e rispondere ad alcune domande.

E bisogna ammettere che l’idea è piaciuta. Oggi il ministro Gaetano Quagliariello ha presentato i risultati dell’iniziativa. Sono stati ben 203.061 i questionari validati dall’Istat. Nel 66 per cento dei casi compilati da uomini, come spiega una precisa statistica che informa anche sul tempo investito nel progetto. «4 milioni di minuti spesi dai cittadini sulla consultazione». Tempo ben speso, c’è da scommettere. Anche se alcuni risultati sono clamorosamente prevedibili. Dopo aver interrogato oltre 200mila persone il ministero delle Riforme Costituzionali scopre che quando si parla di Camera e Senato le quattro priorità degli italiani sono, nell’ordine: la riduzione del numero dei parlamentari; la riduzione delle indennità e dei benefici accessori; il miglioramento della qualità e della quantità e tempi di produzione delle leggi; la trasparenza dell’operato del Parlamento. Non sfugge che per ottenere gli stessi risultati bastava entrare in un bar qualsiasi e sottoporre il questionario ai presenti.

Altre clamorose rivelazioni. Per la maggior parte degli intervistati (il 64,7 per cento) «Le norme abrogate in seguito a un referendum non dovrebbero essere reintrodotte per un numero ragionevole di anni». Mentre l’88,2 per cento dei cittadini consultati «ritiene che l’attuale organizzazione degli enti locali sia da modificare radicalmente». Il dato più evidente? Il 72 per cento vorrebbe sopprimere le province, mentre solo l’8 per cento «vuole mantenere l’attuale struttura». E chi se l’aspettava?

Poi ci sono altre indicazioni più particolari e senza dubbio meritevoli di approfondimento. Gli italiani si dividono, ad esempio, sulla forma di governo. Se il 26,3 per cento degli intervistati «vuole mantenere lo status quo», il 29,1 per cento rafforzerebbe i poteri dell’esecutivo e il 39 per cento vorrebbe l’elezione diretta del Presidente della Repubblica. Il 44 per cento propende per un sistema semi presidenziale, il 51,9 per cento preferisce una forma di governo «di tipo parlamentare». Tutti, o quasi, sono d’accordo nel superare il bicameralismo paritario. Ma non tutti condividono come. Il 41,8 per cento degli intervistati immagina la cancellazione di una Camera. Il 40 per cento spinge per differenziare funzioni e composizione del Senato.

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