I tuoi figli ritorneranno entro i loro confini (Geremia, 31: 17)
13 Novembre Nov 2013 1808 13 novembre 2013

Un altro giovane soldato israeliano assassinato

Questa mattina, un soldato israeliano di 18 anni è stato brutalmente assassinato dopo esser stato accoltellato al collo e in diverse parti del corpo da un ragazzo palestinese di 16 anni a bordo di un autobus ad Afula, nel nord di Israele. L'autobus era in servizio fra Nazareth e Tel Aviv. Il giovane soldato è morto all’arrivo in sala operatoria. L’assassino (Hussein Jawadra), originario di Jenin, in Cisgiordania, è stato arrestato mentre tentava di fuggire e poi interrogato dalle autorità locali che hanno confiscato il coltello usato nell'attacco. Il giovane palestinese voleva vendicare la reclusione di due suoi familiari. Uno di essi sconta tre ergastoli per l’uccisione di israeliani; un altro sconta 12 anni di prigione, per un tentato omicidio. Intanto Israele è sotto shock: parlamentari di destra hanno fatto appello al Premier Benyamin Netanyahu affinché sospenda la liberazione di circa 100 detenuti palestinesi decisa la scorsa estate per sostenere la ripresa di trattative di pace.

Ogni volta che si comincia a parlare di pace e di negoziati, in Israele si muore. Questo è l'ennesimo attentato che i media internazionali non menzionano minimamente. Stampa, televisione, radio, internet; nessuno ne parla. Numerosi uccisioni stanno infuocando Gerusalemme da quando sono ripresi i negoziati di pace, a luglio. Altri tre soldati israeliani sono stati barbaramente uccisi nei mesi scorsi; un cecchino a Hebron ha freddato un soldato, un altro è stato linciato a Qalqilya e un colonnello della riserva è stato trascinato fuori da casa sua, nella Valle del Giordano, e ucciso a colpi di spranghe.

Questa aggressione non fa altro che dimostrare quanto sia sbagliato il gesto di liberazione di detenuti palestinesi da parte del governo israeliano; la decisione farà pensare ai palestinesi che nonostante i reati da loro commessi, un giorno saranno rilasciati e potranno tornare ad una vita normale o persino compiere di nuovo gli stessi gesti.

Non venite a raccontarci che noi israeliani non vogliamo la pace. Chi sostiene questa teoria è invitato caldamente in questa terra a vedere con i propri occhi come stanno le cose. E' giunto il momento di interrompere questa farsa: saremo disposti a parlare di pace quando i nostri vicini di casa saranno culturalmente pronti a volerla. Per adesso da quelle parti arriva soltanto un'aria pesante d'odio nei nostri confronti.

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