Italia 2014
14 Novembre Nov 2013 2147 14 novembre 2013

La rivoluzione non va contromano

Faccio outing: conduco da tempi non sospetti programmi radiofonici in cui si racconta la bellezza e l’importanza di scegliere la bici come mezzo di trasporto urbano; ho partecipato attivamente (come conduttore e come finanziatore) ad aste e raccolte fondi che avessero la bici come protagonista; ho rinnovato la tessera del bike sharing e conservo sul balcone due splendide biciclette a bacchetta, di cui mi prendo cura come fossero parenti simpatici; penso che le due ruote siano il presente e il futuro della mobilità e sono disponibile a qualsiasi sottoscrizione sensata per il prolungamento di piste ciclabili e spazi dedicati; dovendo scegliere un corriere per un pacco mi butto sempre su quelli in bicicletta; mi sono quasi commosso intervistando Chris Carlsson mentre raccontava la genesi della Critical Mass di San Francisco; cullo la proposta per un giro ciclistico di redenzione di atleti con un passato di doping sulle strade monferrine di Papa Bergoglio, perché tutti hanno diritto ad una seconda chance (soprattutto se il doping tiene assieme barbera ed agnolotti); ho gioito con Marco Pastonesi raccogliendo le sue impressioni sul Tour du Rwanda, la corsa ciclistica che sta contribuendo alla riunificazione del paese dopo il genocidio; ho persino cantato nel disco di Guidone Foddis “La Repubblica delle Biciclette”, ed è stato un errore grave, lo ammetto, ma sono sicuro della vostra clemenza e del fatto che l’ascolto di un disco intero di Foddis venga presto rubricato tra le pene accessorie da aggiungere ad una condanna penale (ciao Guidone, neo quarantenne geniale e low cost). Insomma: sulle due ruote, la ciclabilità urbana e il rispetto del mezzo, penso di avere un pedigree di tutto rispetto, che mi mette al riparo da qualsiasi risposta pregiudiziale e immotivata. Per questo mi permetto una critica sincera all’integralismo villano di certi soggetti, vestiti in modo discutibile (un incrocio tra il Vietnam e il Tour de France, ma con molta più convizione drammatica), che ogni mattina sfrecciano in senso opposto alla direzione di marcia di autobus, motorini e macchine –commettendo un’infrazione, tra l’altro, visto che per terra c’è una frecciona bianca che indica il senso corretto- sulla "striscia ciclabile" della cerchia interna di Milano, quella della 94, per intenderci. Quelli che quando glielo fai notare si offendono perché stai interrompendo un’emozione, ché la rivoluzione non ha tempo da perdere e non può ricadere sotto alcuna legge. Passi la gimcana ciclistica sui marciapiedi che spaventa grandi e piccini –nella lotta per la sopravvivenza urbana ci sta quasi tutto, i pedoni si attrezzeranno, è darwinismo-, ma il contromano convinto no, quello è a prova di tutto. La giornata mondiale della gentilezza è passata ieri, allora mi libero: voi contromano siete rivoluzionari, siete veloci, siete fighissimi, ma siete anche un po’ pirla. Non tanto, un po’. A domani, sempre in direzione ostinata, ma giusta.

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