Pierluigi Argoneto
Le Argonautiche
14 Novembre Nov 2013 1441 14 novembre 2013

Siamo italiani, compà!

Da qualche giorno Bill De Blasio è diventato il nuovo Sindaco di New York. E a questo punto ci potrebbe tranquillamente stare uno “sti cazzi”. E invece no, perché siamo in Italia.


Bill De Blasio

Da qualche giorno Bill De Blasio è diventato il nuovo Sindaco di New York. E a questo punto ci potrebbe tranquillamente stare uno “sti cazzi”. E invece no, perché siamo in Italia.

E in Italia, in particolare a Sant’Agata dei Goti (BN) e a Grassano (MT), ma sarebbe stato lo stesso ovunque lungo lo stivale, è tutta una gara a rivendicare chi ha più legami con il nuovo sindaco. Che poi, a chi importa se la nonna e il nonno di De Blasio, entrambi emigrati all’inizio del secolo scorso, fossero di questi due paesi non si capisce. Quali vantaggi l’Italia possa trarre dall’avere un sindaco di New York "compaesano" si capisce ancora meno. Ma tant’è: ci sono i bambini con i cartelloni e i disegnini fatti a scuola, le bottiglie di spumante stappate, i comitati elettorali, le bande che suonano. I libri e le letterine inviate al nuovo primo cittadino della "grande mela", manco fosse Babbo Natale.

Insomma, la fiera del pacchiano.

Tanto per capirci: il padre di De Blasio era tedesco: un ex combattente nella flotta USA del Pacifico e poi reduce disadattato. Un personaggio da film hollywoodiano, o da romanzo di, o alla, Bukowski. Un padre di quelli tanto disgraziati che il figlio ha deciso di non portare nemmeno il suo cognome, ma quello della madre. Sarà anche per questo che in Germania non stanno organizzando festini per rivendicare le origini di un personaggio così importante, come può esserlo il Sindaco di New York. Ma molto probabilmente non l'avrebbero fatto comunque, anche se avesse preso il cognome del padre, perchè l'impressione è che siamo solo noi italiani ad avere bisogno di affermazioni indirette delle nostre capacità, non gli altri.

In buona sostanza, se si fosse chiamato Bill Wilhelm, come avrebbe dovuto chiamarsi, non se lo sarebbe filato nessuno: né in Germania, perchè sembra che a nessun tedesco interesserebbe comunque la cosa, né qui, perchè il cognome non sarebbe stato italiano.

Invece ha scelto di chiamarsi De Blasio. E allora è un paesà, e come paesà va onorato.

E quindi parte la gara a ripescare i nonni morti, gli zii moribondi, i cugini rincitrulliti e qualche parente col catetere pur di sapere se da piccolo “Bill” preferiva la pasta o la mozzarella.

Ma chi se ne frega.

Per non parlare delle sempre più inquietanti dirette TV, con quei frustratissimi inviati dei TG costretti a fare delle domande tanto stupide da sembrare uno scherzo di cattivo gusto. Gli stessi inviati di Avetrana, della povera Chiara Poggi o di Meredith. Gli stessi inviati che dicono sempre le stesse cose, che però lì almeno c’era qualcosa da raccontare, qua non si capisce.

Che poi a volerla dire tutta, il “nostro” Bill, l’italiano nemmeno lo ha imparato in famiglia, bensì dal barbiere, dimostrandoci non tanto quanto tenga alle sue origini, ma che i barbieri sono molto più efficaci e convenienti di quelle costosissime e inutili scuole di lingua: the pen is on the table, the dog is under the table.

Se avessimo la capacità di apprendere davvero qualcosa, oltre a strombazzare di inutili antenati comuni, dovremmo costringere i nostri politici ad andare più spesso dai barbieri. Ad imparare anche loro l'italiano. 

E invece siamo solo italiani, compà. E ce l’abbiamo nel sangue la necessità non di migliorarci, non ambiamo a tanto, ma molto più modestamente di rivendicare la nostra presenza al fianco dei vincitori, per poi mollarli appena le cose vanno male.

Peccato solo che una persona come Bill De Blasio non sarebbe mai stata eletta in Italia nemmeno come consigliere di un'associazione di bocciofili. Figurarsi come Sindaco: a Napoli, Roma, Milano, Sant'Agata dei Goti o Grassano è uguale. E questo per diversi motivi: innanzitutto perchè è un professionista competente, poi perchè è sposato con una lesbica dichiarataper giunta di colore e, da ultimo perchè, secondo le nostre categorie mentali limitate, è un "immigrato".

Sarebbe bello se, invece di dargli la cittadinanza onoraria, fargli assaggiare piatti tipici o fesserie simili, iniziassimo a chiederci perchè solo all’estero le persone per bene e competenti possono veder riconosciuti i propri meriti, senza pregiudizi, basandosi solo su quello che sanno o possono fare per la società. 

Sarebbe interessante chiedersi se non sarebbe più conveniente prendere esempio, magari valorizzando qui da noi le persone in grado di cambiare le cose, invece di aspettare che facciano qualcosa fuori dai nostri confini, per poi orgogliosamente dire che sono italiane.

Che fessi.

E invece è una continua fuga all'estero delle migliori menti, delle migliori capacità, senza contare quelle che rimangono qui umiliate e non valorizzate, nell'indifferenza comune. Ma a noi non dispiace, perchè noi italiani siamo gente generosa. 

L'importante è che poi questa gente, ma solo quella famosa, si ricordi da dove proviene, quali sono le sue origini, e soprattutto che tenga bene a mente una cosa: la pasta non si mangia mai, MAI, scotta, in bianco e come contorno alla carne.

Perchè noi italiani (ci) possiamo perdonare tutto, ma non affronti del genere. 

We are italians, compà.

***

@PArgoneto

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