I gessetti di Sylos
15 Novembre Nov 2013 1306 15 novembre 2013

Finalmente la Chiesa condanna decisamente la corruzione

I papi immediatamente precedenti  preferivano dedicare i loro discorsi sempre agli stessi temi riguardanti i diritti civili, lanciando continuamente anatemi. Una volta ogni due o tre anni accennavano anche alla corruzione. Questo papa invece già due volte, in due giorni di seguito, ha parlato in modo molto duro dei corrotti e tangentisti vari. Speriamo sia l’inizio di un nuovo corso e che d’ora in poi quando i vari Lusi si ritirano in convento per scontare gli arresti domiciliari vengano cacciati a pedate e con il disinfettante, e invitati prima di tutto a restituire il maltolto. Il Papa se l’è presa in maniera particolare con quei cristiani che donano alla Chiesa parte dei loro furti, e ha chiamato “putredine” il marcio che alberga nell'animo di tutti i corrotti. Ricordo che un ministro della Prima Repubblica addirittura fece versare una parte della tangente (a titolo di “carità” ovviamente) alla Madonna di non ricordo quale convento, con il rischio di far andare sotto processo per ricettazione Maria di Nazareth. Il ritenere che molte delle donazioni generose alla Chiesa siano sospette appartiene alla tradizione popolare italiana. Nel Gianni Schicchi di Puccini (libretto di G. Forzano), quando il protagonista (truffatore vissuto nella Firenze medievale, ricordato anche da Dante nell'Inferno) si finge Buoso moribondo (che invece era passato a miglior vita da qualche ora) per dettare in maniera truffaldina il testamento, secondo i propri desideri, a un certo punto dice: “Lascio ai frati minori e all’opera di Santa Reparata … cinque lire” al che il notaio fa rilevare “non ti sembrano un po’ poco?”, e Gianni/Buoso

“Chi crepa e lascia molto

alle congreghe e ai frati

fan dire a chi rimane

‘eran quattrin rubati’”.

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