Asia Files
16 Novembre Nov 2013 0959 16 novembre 2013

Taiwan ha un alleato in meno

Il presidente del Gambia, Yahya Jammeh, parla di “salvaguardia dell'interesse nazionale”. Spinto da questa convinzione ha deciso di tagliare i rapporti diplomatici con Taiwan. Il governo di Taipei, di fatto indipendente dalla Cina che continua a considerare una provincia ribelle l'isola in cui nel 1949 ripararono i nazionalisti di Chang Kai-shek, perde quindi un alleato. Uno di quelli veri, ossia una delle 22 nazioni che lo riconoscono formalmente.


Il presidente taiwanese, Ma Ying-jeou, accoglie il suo omologo del Gambia, Yahya Jammeh.

Il premier taiwanese Jiang Yi-huah cerca di esorcizzare lo spettro dell'effetto domino. La decisione, scrive la stampa dell'isola, sembra scollegata da pressioni di Pechino, anche perché il Gambia non ha ancora stretto relazioni diplomatiche con la Repubblica popolare. Per questo Taipei non esclude di mandare un inviato speciale per cercare di ricucire lo strappo. D'altra parte Yahya Jammeh ha provato a rassicurare l'ex alleato, promettendo di mantenere rapporti d'amicizia e sottolineando di essere onorato di essere stato per 18 anni un partner “forte e affidabile” per Taiwan.

Al momento non ci sono stati contatti tra la Cina e il Gambia, ha spiegato il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Hong Lei, che ha voluto rimarcare ancora una volta il principio di una sola Cina, “ormai comune alla comunità internazionale”. In base a questo principio chi riconosce il governo di Pechino, non può riconoscere quello di Taipei, formalmente capitale della Repubblica di Cina, contrapposta alla Repubblica popolare. Uno stallo che dura da 64 anni e che si regge sul cosiddetto consenso del 1992, quando ci si accordò sull'esistenza di una sola Cina che ognuna delle due parti interpreta come meglio le conviene. I cinesi continentali dicendo di essere loro a rappresentarla, i taiwanesi facendo lo stesso.

Il Gambia è il primo Paese a voltare le spalle a Taipei da quando alla guida del governo taiwanese siede il nazionalista Ma Ying-jeou, eletto una prima volta nel 2008, vincitore di un secondo mandato a gennaio del 2012, la cui amministrazione ha segnato un riavvicinamento con Pechino dopo gli anni della presidenza del Partito democratico progressista, spinto da una forte carica autonomista, con frange indipendentiste che non disdegnerebbero la nascita di una repubblica di Taiwan.

Negli ultimi cinque anni, in cui le due metà dello stretto hanno intensificato i rapporti anche grazie a un accorto quadro di cooperazione economica, Taipei e Pechino hanno di fatto posto una tregua ai tentativi di attirare verso di sé i Paesi alleati dell'altro, facendo leva sugli aiuti e il sostegno economico. Se non bastasse il caso Gambia, Taiwan deve inoltre fare i conti con l'apertura di una missione commerciale cinese a Sao Tome, un'altra delle nazioni che intrattengono rapporti diplomatici con Taipei.

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