I gessetti di Sylos
18 Novembre Nov 2013 1239 18 novembre 2013

L'Italia "benchmark" di corruzione e parassitismo

Negli Usa è andata in onda una puntata dei Simpson nella quale un professore di fronte a una scolaresca indisciplinata dove copiavano tutti ha esclamato: “ma questa scuola è più corrotta del Parlamento italiano”. Ecco quello che pensa di noi il resto del mondo. Veniamo indicati come esempio perfetto, da additare perfino ai bambini che vedono il cartone animato, di sistema politico corrotto. Un simile fatto avrebbe provocato in un altro paese un minimo di reazione e di dibattito, e invece nulla. Si sa, noi italiani siamo superiori a certe cose, mica siamo provinciali e taccagni come gli americani. Mica ci attacchiamo ai furtarelli dei politici. Poi non siamo neanche protestanti, i quali i conti li fanno direttamente con il Padreterno, noi anche se rubiamo, cosa volete che sia, si va dal primo prete ci si confessa e tutto è passato, per i casi più gravi si fa una donazione a un convento dove si va in “ritiro spirituale” e la coscienza è più pulita di prima.

Quando uscì la precedente classifica di Transparency International, un anno fa, l’Austria era scesa di qualche posto, ma restando sempre tra i più virtuosi e con un voto ampiamente positivo, ebbene il ministro della giustizia di quel paese fu chiamato a risponderne in parlamento e a giustificarsi. Il nostro paese invece continua a rotolare sempre più giù tra i paesi più corrotti del terzo mondo nell’indifferenza più totale. Ma il nostro paese sta accumulando altri record. Già venne fuori un paio di anni fa che il capo della polizia guadagnava tre volte il capo dell’Fbi, adesso l’Ocse ha certificato che i nostri manager pubblici guadagnano mediamente circa il 60% in più dei loro omologhi del resto del mondo. Non solo, una ricerca europea certifica che anche i manager privati sono i più pagati. Corruzione e scialo di stipendi, per cosa? Per avere un paese sfasciato da tutti i punti di vista? Politici e manager pubblici e privati italiani, sono l’incarnazione della fallacia delle teorie liberiste mainstream di cui pure costoro si considerano seguaci. Dette teorie sostengono, sulla scia delle teorie marginaliste, che la remunerazione di un fattore produttivo è pari alla sua utilità marginale. Ebbene se questo fosse vero tutti loro dovrebbero avere una remunerazione negativa, cioè dello stesso segno della loro utilità marginale, visto il declino cui ci stanno condannando da anni. L’esistenza di quei parassiti è la prova invece che avevano ragione i classici (Smith, Ricardo, Mill, …), per i quali la distribuzione del reddito non ha nulla a che fare, dal punto di vista eziologico, con l’economia, mentre ha molto a che fare con la politica, la storia, la situazione sociale dei rapporti di forza in una data comunità. Questo concetto è stato ripreso in anni più vicini a noi da Sraffa, il quale ha confutato l’ipotesi marginalista. Oggi gli economisti possono annoverare tra le prove della superiorità dei classici rispetto ai marginalisti (neoclassici), il caso italiano, dove più si è inefficienti e più si guadagna.

Purtroppo questa situazione di parassitismo generalizzato toglie validità anche a tutte le ipotesi di privatizzazione che periodicamente si avanzano, perché “questi e quelli pari sono”. Ci si meraviglia sempre dei voti del M5S, dovremmo invece meravigliarci che non abbia ancora la maggioranza assoluta. Gli italiani stanno dimostrando una pazienza illimitata e inattesa

Intanto ci assale un pessimismo sempre più profondo.

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