Gianmaria Tammaro
’O pernacchio
21 Novembre Nov 2013 1425 21 novembre 2013

Facciamo un Pacco alla Camorra!

«Il pacco alla camorra lo si fa con la cultura». Comincia così, fulmine a ciel sereno, la clip che presenta l'iniziativa del Pacco alla Camorra, realizzata dal consorzio NCO (Nuova cooperazione organizzata) e promosso dal comitato Don Peppe Diana e da Libera. È un pacco, di cartone e di idee, con dentro prodotti genuini e veraci del territorio campano, tutti provenienti da beni confiscati alla Camorra (quella delle grandi aziende, degli spari in pieno giorno e a notte fonda; dell'omertà e delle trattative sottobanco). È un'idea semplice ma incredibile. Un sogno che prende le sembianze di un regalo, di un - come si dice a Napoli - pacco. Che non è solo la scatola o il contenitore di cartone; è pure la voglia di fregare, battere e schiacciare un sistema, quello criminale e criminoso, con la genuità del lavoro onesto e con l'istruzione. Perché è ai ragazzi, in primis, che la NCO si rivolge.


"Facciamo un pacco alla Camorra", l'iniziativa di NCO con il comitato "Don Peppe Diana" e Libera
«Pasta, marmellata, melanzane sott'olio, fagioli, passata di pomodoro, lenticchie: tutti prodotti di qualità», si sente sempre nel video. «Un'idea, una proposta per il territorio. Poi si possono vendere o non vendere: non ce ne frega proprio. [...] Non ci sono fondi pubblici nella gestione del Pacco». Pure il cartone, quello della scatola, è campano: 100% riciclato. Per la serie: oltre al danno, la beffa. E attenzione: qui sia il danno che la beffa sono alla camorra, alla mala politica, al vedo-non-vedo. Non al cittadino che è, come dovrebbe sempre essere, al primo posto.
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