Loris Guzzetti
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22 Novembre Nov 2013 1346 22 novembre 2013

CASO CANCELLIERI : UNA QUESTIONE MORALE

di Loris Guzzetti

Da diversi giorni stampa, televisione e web dedicano fiumi di parole per  l’ormai famigerato “Caso Ligresti”, che vedrebbe accusato di favoreggiamento l’attuale Ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri.  Superfluo e altamente sgradito sarebbe, quindi, proseguire con una ulteriore analisi della vicenda, in continua evoluzione grazie a nuove presunte o reali sfaccettature.

Un aspetto su cui, però, varrebbe la pena insistere è l’impatto morale che questa vicenda potrebbe aver creato all’interno di una società che ancora si dichiara sensibile (si spera) al sano e buono “senso delle istituzioni”, o più semplicemente “senso civico”.

Non bisognerebbe dimenticare, infatti, che Annamaria Cancellieri dallo scorso 28 Aprile è a capo di uno dei dicasteri più importanti per un regime che vuole definirsi “democratico” dove, teoricamente, l’amministrazione della Giustizia deve tradursi come garanzia di uguaglianza e di verità, che sono due forti pilastri su cui effettivamente si tende a costruire la democrazia e quella Politica, intesa come missione e impegno per conseguire il Bene Comune.
Ne consegue che l’immagine del Ministro della Giustizia inevitabilmente è oggetto di costanti analisi e controlli e che la sua vita politica, quindi pubblica prevalga nella dialettica politica quotidiana, quasi sempre e di fronte ad ogni cosa. Anche dinanzi ad una apparente, normale telefonata.

In Parlamento, qualche giorno fa, il Guardasigilli si giustificava affermando di avere “solo ed esclusivamente inteso manifestare (…) umana vicinanza” alla signora Gabriella Fragni, compagna di Salvatore Ligresti, “mostrando di avere comprensione per la profonda sofferenza che stava provando in quel momento, determinata dall’arresto di tutti i suoi famigliari”. Ed è proprio questo fatto (forse) il vero e proprio boccone amaro che moralmente può incolpare la Cancellieri.
Nessuna critica alla solidale e appunto “umana” volontà di esprimere vicinanza ad una persona cara, di propria conoscenza. Piuttosto, appare palesemente imbarazzante che sia (si ammetta anche per una serie di “banali coincidenze") proprio un Ministro della Giustizia ad esprimere una simile solidarietà. Non va infatti dimenticato, che i famigliari della signora Fragni sono quelle stesse persone indagate e arrestate con la chiara accusa di “Falso in bilancio aggravato”, con truffa ai danni di migliaia di risparmiatori, e quelle stesse persone nei confronti delle quali sono state emesse ben 7 ordinanze di custodia cautelare dalla Procura di Torino, lo scorso 17 luglio (Adnkronos). Fatto che, di certo, non li avrebbe riguardati se fossero state persone veramente rispettose delle leggi.

La posizione di Annamaria Cancellieri, dunque, presenterebbe alcuni legittimi elementi che potrebbero far apparire la sua “comprensione per la profonda sofferenza” davvero inadatta e del tutto fuori luogo, dal punto di vista della Morale comune (o, per lo meno, della morale di chi scrive).
La si potrebbe, insomma, interpretare come una vicinanza espressa nei confronti di individui “colpevoli di reato”, ovvero espressa nei confronti di malfattori che di sicuro non rappresentano prototipi di legalità e giustizia, per cui vale la pena essere solidali.

Una brutta scivolata di stile da parte di un Ministro della Giustizia che, probabilmente, non potrà essere dimenticata o totalmente cancellata nel giudizio dell’etica pubblica. O di quel poco che ne è rimasto.

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