L’accattone
28 Novembre Nov 2013 0900 28 novembre 2013

Il Grande Fratello secondo Dave Eggers è Google

In The Circle di Dave Eggers, si parla di un futuro non lontano, dove una grande società, The Circle appunto, sarà una sorta di Grande Fratello orwelliano, che mira a rendere ogni cosa pubblica attraverso i propri social network. Una sorta di Google che avrà inglobato Facebook, Twitter, Paypal e Amazon, e di cui non si potrà fare a meno. I politici indossano telecamere 24 ore su 24 per mostrare la propria incorruttibilità, i bambini microchip per essere geolocalizzati e minuscole telecamere poste ovunque dagli stessi utenti del Circle permettono di vedere il mondo in diretta in qualsiasi momento.

Nel corso di 500 a volte pedanti pagine, Eggers riesce a far percepire la cosa più drammatica: ovvero l’entusiasmo generale intorno a questa ideologia della trasparenza veicolata dall’azienda (il segreto è menzogna, annuncia uno dei suoi slogan). Trasparenza che viene usata per fini puramente commerciali ma i cui esiti vanno ben al di là di ciò che i suoi stessi creatori avevano immaginato. I dipendenti e i cittadini ci credono ciecamente e la protagonista del romanzo, il punto di vista dato al lettore dunque, ci crede più di tutti, al punto da diventare la fautrice del passo essenziale verso il totalitarismo: la politicizzazione dell’azienda. E il fatto che a creare questo incubo di trasparenza siano gli stessi utenti non può che farci riflettere sulle nostre vite on-line. Come in tutti i romanzi di fantascienza, il futuro di The Circle è una caricatura del presente, dei nostri tweet, foto su Instagram e Facebook, aggiornamenti costanti sui nostri movimenti su Foursquare e via dicendo.

Si direbbe, leggendo Eggers che ci autocontrolliamo andando al di là delle società del controllo previste da Deleuze e Toni Negri: la sorveglianza diventa talmente capillare e subdola che noi stessi ne siamo oggi la fonte. Dalle società del controllo a quelle dell’autocontrollo dunque, basate sull’adesione a un’ideologia, quella della trasparenza, che è in fondo manipolazione.

Certo, il romanzo è a tratti didascalico. Si sa dall’inizio dove voglia arrivare, e francamente sembra poco probabile questo futuro dove quasi tutti, ma proprio tutti adorano un mondo « social » perfetto (a parte, senza sorpresa le persone più intimamente legate alla protagonista, quelle cioè che non hanno bisogno delle reti per essere in contatto con lei). Viene sempre da dirsi, “ma come, nessuno si oppone a quest’orrore?” Eppure, no, alla fine si capisce che Eggers ha ragione. Un’opposizione più netta tra i difensori del privato e i (tecno)entusiasti avrebbe tolto al romanzo quel potere di caricatura del presente.

Eggers vuole dire che siamo tutti degli entusiasti e non ce ne rendiamo nemmeno conto. Il totalitarismo, d’altra parte, si è sempre basato sul trasporto delle folle e non sulla loro opposizione. 

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