Davide, Alessandro e Andrea
Failcaffè
30 Novembre Nov 2013 1344 30 novembre 2013

Ministero dell’istruzione: senza pudore

Taglio delle borse di studio e chiusura di alcuni atenei del sud sono solo due delle tante defezioni del Ministero dell’istruzione. La grave dequalificazione dell’università italiana continua a passare inosservata, mentre in Italia si parla di Berlusconi e X-Factor.

di Alessandro Zurlo

Poco prima dell’estate “ilfattoquotidiano” aveva pubblicato una lettera di un professore universitario che invitava il neo-ministro dell’istruzione a rinunciare all’incarico affidatole, nel caso in cui avesse dovuto svolgere la stessa funzione dei suoi predecessori: commissario dei tagli. Su Torinosette, la Carrozza aveva chiarito di essere lì “ per dare segnali nuovi ” e che lo stesso “ Enrico Letta ha detto che l’università e la scuola sono settori da cui ripartire ”.

Giovedì 28 Novembre, LINK scrive in una nota “Gli Atenei, specie quelli meridionali, vivono una crisi tremenda; la Ministra e il Governo tutto si stanno rendendo complici dell’assassinio dell’università italiana”.

Ci sembra sempre di aver toccato il fondo eppure c’è qualcuno che riesce a peggiorare ulteriormente la situazione: vi scrivo solo le ultime cifre che spiegano in che modo il Diritto allo Studio Universitario sta drammaticamente epilogando.

A livello statale il Fondo integrativo per le borse di studio non solo non ha cessato la sua rapida discesa (163 mln€ per il 2012, 151 mln€ per il 2013) ma ha addirittura accelerato la corsa fino ad arrivare ai previsti 113 mln€ per l’anno 2014. Come se non bastasse, quasi ogni regione ci mette del suo per ridurre ulteriormente i soldi rimasti. Per esempio in Piemonte la giunta presieduta da Roberto Cota è riuscita a ridurre di oltre il 60% i fondi destinati all’EDISU, passando in un solo triennio da 26 mln€ ai 10 previsti per l’anno accademico passato. La conclusione? Che in una regione così ricca, dove solo tre anni fa tutti gli aventi diritto riuscivano a beneficiare dei sussidi, ora la copertura è crollata al 30%: quelli fuori dal cerchio sono ragazzi che da un mese all’altro non hanno potuto più contare sullo studentato pubblico e neppure sul sussidio economico.

Sono in molti a voler giustificare (seppure fosse possibile) questa politica dei tagli con la recessione economica dalla quale l’Italia a fatica sta cercando di tirarsi fuori. E’ facile smentire questa tesi guardando alla Spagna, dove i numeri parlano chiaro: nel 2011/12 sono stati spesi oltre 900 mln€ nel diritto allo studio a beneficio di oltre 300 000 studenti, più del doppio dei borsisti italiani, a fronte di una popolazione inferiore alla nostra. In Francia quest’anno il governo è riuscito ad aumentare di 120 mln€ il già cospicuo fondo per il diritto allo studio pari a 2 mld€: più che giustificarsi il governo dovrebbe impallidire di fronte a una cifra corrispondente a 15 volte l’ammontare italiano.

La situazione nelle altre regioni segue la falsa riga di quella piemontese: anche Campania, Calabria, Abruzzo, Umbria e Liguria oramai non soddisfano neanche la metà delle richieste. Morale della favola: in Italia nel 2010 l’84% degli studenti richiedenti riuscivano ad usufruire dei sussidi; in soli tre anni si è riusciti ad scendere fino al 67%, una vera e propria caduta libera.

Senza dare altri numeri, penso di aver chiarito il meraviglioso declino architettato nell’ultimo triennio da ministero e giunte regionali; un tuffo nel vuoto sempre più evidente ma a cui tutti si stanno assuefando… Sembra surreale ma è proprio così: nel paese in cui il dibattito pubblico è costantemente avvitato attorno ai soliti quattro o cinque argomenti, è praticamente impossibile lanciare l’emergenza istruzione per attirare l’attenzione di tutti. E mentre Napoli, Bari, Foggia, Lecce e tutto il mezzogiorno hanno sospeso le lezioni contro il decreto Carrozza che con la nuova direttiva sui POM blocca le assunzioni di personale (indispensabile), la stampa parla ancora di Berlusconi, del Milan , dell’X-Factor che dovrà avere il prossimo segretario del PDIl settore dell’informazione è colpevole e corresponsabile di questa situazione vergognosa.

Tristemente, l’occupazione è l’ultimo strumento rimasto per guadagnare qualche giorno di attenzione mediatica sulle pagine di cronaca. Questo articolo ve lo scrivo dalla mensa universitaria di via Principe Amedeo di Torino che stiamo occupando dallo scorso 8 novembre.

Ma mentre quelli come noi si dividono fra lezioni all’università, ore di assemblea e turni di presenza per evitare che vada tutto a rotoli, dove sono gli altri studenti?

Se tutti gli studenti universitari decidessero di partecipare alle azioni studentesche, allarmi e richieste non potrebbero essere ignorati da ministero e giunte regionali. Nella pratica invece, quando negli atenei si cerca di parlare con i compagni di corso, non ce n’è uno che non abbia la risposta pronta: chi dice che è una vera schifezza ma in realtà non può cambiare nulla, chi capisce la posizione ma, non necessitando di borsa di studio, non ha tempo per certe cose e va via in sordina, chi allo stesso modo ha appena perso la borsa di studio e non ha tempo per partecipare perchè deve studiare… tutta gente la cui massima attività negli anni si è risolta in un paio di “like” su facebook, brava a lamentarsi un po’ come tutti e che, per il resto, non “perde” troppo tempo a cercare di capire com’è che funzionano le cose fuori dal suo portatile.

Leggevo l’altro giorno una citazione di William Maugham: “l’ipocrisia è il più difficile e faticoso di tutti i vizi”. Questa volta niente menzogne: se siete più poveri, più tristi e meno intelligenti, è anche colpa vostra.

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