Cosimo Pacciani
La City dei Tartari
1 Dicembre Dic 2013 0213 01 dicembre 2013

Abbinamenti (e sinapsi)

Tu che leggi questo post, lo sai bene a cosa stai gia’ pensando. Io non lo so, non sono te, ma tu lo sai. Stai gia’ elaborando le parole, alcune le odierai, altre ti faranno pensare e collegare sinapsi, ti faranno magari venire in mente immagini. Eccotene una: formaggio e pere.

Se sei toscano come me, ora penserai ad uno o due proverbi su questo accoppiamento gastronomico divino, che a me fa venire in mente la cucina dei miei nonni, il pecorino fresco e le pere dei contadini del Mugello. Ed un’aia di campagna dove, in alcune sere di maggio, ho visto gli abitanti mettersi in cerchio e raccontarsi storie antiche, vetuste, appena arrotondate dal vino locale, dalle prime ciliegie e da stornelli che ogni tanto interrompevano le narrazioni. L’epica del particolare, del locale. In queste giornate, settimane strane, stranissime, di attese varie, la parola, le frasi, mi portano quasi sempre altrove, in mondi paralleli che appena si celano fra due frasi, nelle poesie che sto divorando di Ginsberg e di Ferlinghetti, in colpevolissimo ritardo, nella musica che voglio che sia melodiosa e quasi acustica, nel logos politico dove mi infervoro, ma mi sono fermato un attimo prima del salto nel vuoto. Perche’, appena sento la parola Politica, per non tacer di parole come Riformismo, Sinistra, Progresso, Futuro, mi rendo conto che il primo ed unico atteggiamento che mi acconsento, che reputo giusto, e’ la prudenza che nasce dalla responsabilita’. La prudenza di non dover per forza dovermi inventare un ruolo di capopopolo, capobastone, prudenza che diventa di nuovo la mia accidentalita’ sociale, di voler contribuire, fare del mio, ma senza diventare sistema, senza diventare una rotella dell’ingranaggio. Vada bene il voto, si votera’ alle primarie, si votera’ alle Europee. Ci mancherebbe, e’ un mio stramaledetto diritto. E, come si sa bene, la democrazia, il cambiamento, fanno bene all’economia, alla crescita, all’innovazione.

Ma la prudenza ci vuole, la prudenza di sapere che non si hanno le risposte a tutti i problemi, che non si risolvera’ mai nulla in un’assise, un convegno, un’adunanza, una convenzione. Ficthe, filosofo tedesco, diceva che agiamo perche’ conosciamo, ma conosciamo perche’ siamo destinati ad agire. Ed e' in questo piccolo segreto che si cela la vera forza del cambiamento, della rivoluzione di menti e di spirito che potrebbe risollevare le sorti della societa' che osserviamo affossarsi sui particolarismi e sull'egotismo. Agire perche’ sappiamo dove sono i problemi, perche’ ne abbiamo esperienza, e vogliamo conoscerli, studiarli, darsi da fare, non superficialmente, per scriverne un tweet od un post in un blog, ma perche’ quella conoscenza, quel lavoro, quello studio, quelle giornate passate a pensare a risolvere una questione di lavoro, piuttosto che preoccuparsi di tessere, di opinioni risibili di intellettualoidi problematici, o ad assecondare il fabbisogno di lavoro e di attenzione di embrioni di politici e di pasionarie, sono la risposta vera allo sfacelo, all’ansieta’ di questi giorni sospesi, in Italia, fra decadenze satiriche e primarie modiche di idee, ma pesanti di scontri a fuoco, sulle barricate dei social network. E, nonostante il mio entusiasta e cazzaro fervore twittarolo, so che ci vuole prudenza, che ci vuole accortezza del sapere e misura dell’agire, se vogliamo, vorremmo, volessimo, davvero cambiare il paese. Tutto ha un tempo, uno spazio in cui incasellare le idee e gli spunti.

Prudenza e responsabilita’. Questa seconda caratteristica afferisce al doversi scrollare di dosso quella dose di egoismo, che riconosco anche in me, e che e’ la piu’ grande e terribile eredita’ che abbiamo ricevuto dai nostri antenati, quello che in God of Carnage viene definito come l’istinto naturale e belluino della violenza, dei toni, delle parole, degli  atti, degli atteggiamenti. La sopraffazione dell’altro, l’idea che non si possa dialogare in termini civili o che, quando ci sono delle poltrone o dei posti in vista, tutto debba diventare violento anche fra persone simili, vicine, che alla fine hanno a cuore la stessa cosa.

La responsabilita’ di cambiare le cose passa accanto, si immedesima, nel mio lessico politico, nella responsabilita’ di vivere nelle giornate come se niente ci fosse dovuto e tutto fosse dovuto a chi godra’ il frutto del nostro lavoro. Senza l’idea che un giorno una persona, che magari neanche conoscevano, avrebbe solcato i portoni di una cattedrale, avrebbe usato le leggi di un paese per farsi giustizia, non avremmo mai avuto architetti e costituzioni scritte dalle menti migliori dei vari paesi.

Senza la certezza dei pionieri americani, dei navigatori spagnoli e cinesi, che un giorno quelle rotte, quei passagi scoperti sarebbero diventati utili a qualcuno per una vita migliore, non avremmo mai avuto la frontiera, non avremmo mai scoperto l’America. Per quello, oggi, sono qui, seduto al mio tavolo di lavoro, circondato da fogli, scartoffie, appunti ed accenni di idee, per un senso di responsabilita’ per il futuro che passa da quello che so, conosco, da quello che capisco e che metto in azione. Non necessariamente per sopraffare altri, ma per permettere a tutti di progredire.

Cioccolata e pane. E liberta' rinnovata, accidentale, finalmente, di sentirmi servo di nessuno se non del futuro. 

Video – Trailer God of Carnage

http://youtu.be/uoiZxkBzkCk

SOUNDTRACK

Motorpsycho – Little Lucid Moments

http://youtu.be/ajYEoLMFK_k

Flor de Mal – Fra le immagini

http://youtu.be/IJOiBLZoQhU

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