Italia 2014
3 Dicembre Dic 2013 1428 03 dicembre 2013

Superati a destra da "L'Italia dei Valori"

Uno dei principali equivoci del ventennio berlusconiano riguarda l’aggregarsi, tra i suoi avversari, di forze storicamente e culturalmente molto diverse, tenute insieme principalmente da una forte istanza legalitaria e da uno sdegnato antiberlusconismo. La conferma è ancora più lampante in questi giorni successivi alla decadenza; tornando verso casa, in motorino, ho visto degli enormi cartelloni che celebrano il ritorno sulla scena politica de “L’’Italia dei Valori”, orfana di Di Pietro ma sempre pronta a battagliare su legalità e abolizione del Porcellum. Campagne che in qualsiasi paese europeo non avrebbero bandiera e ricadrebbero sotto il grande e condivisibile ombrello del buonsenso. Arrivato al semaforo successivo ho notato un altro cartellone, che invitava alla vendita ai privati dei beni confiscati alle mafie, stimati in 80 miliardi di euro. Una proposta sostanzialmente ed ideologicamente di destra, che non solo non tiene conto del rischio di riacquisizione dei beni da parte delle mafie -concretissimo in questa fase di crisi economica- ma che perde di vista il vero scopo delle riassegnazioni. Una proposta di sinistra sui beni confiscati –in Italia sul tema c’è già una legislazione avanzata- deve provvedere a mettere in campo qualunque azione per lo snellimento delle procedure di riassegnazio di immobili e fondi ad associazioni ed imprese a fine sociale; non solo un contrappasso simbolico (“dove c’erano le mafie, adesso c’è la città”) ma un vero investimento sull’impresa sociale e sulla legalità. Il movimento di Di Pietro è stata la casa insolita di una sinistra intelligente e battagliera (Pardi, Novelli, Chiesa, Franca Rame), che non trovava più risposte nel PD e nelle formazioni postcomuniste, e che all’ex magistrato ha sempre riconosciuto piglio, rigore, grinta e concretezza. Non a caso, in diversi passaggi Di Pietro è sembrato la vera forza di opposizione ai governi di Berlusconi. Però, a conti fatti -e il cartellone sui beni confiscati è solo il tassello più recente- la distanza ideale tra l’Italia dei Valori e la sinistra resta molto forte. Tra le esigenze politiche del post-berlusconismo c’è anche quella di ritrovare un confronto sulle idee nel vasto campo dei suoi oppositori, in un contesto forse finalmente liberato da anomalie e populismo: dividere insomma, ciò che Berlusconi, suo malgrado, aveva unito.

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