Gianluca Melillo
ItaliAmo
4 Dicembre Dic 2013 1359 04 dicembre 2013

Al fianco dei tifosi della Lazio, ingiustamente arrestati a Varsavia. Parola di romanista

Quanto accaduto è noto: giovedì scorso, poco prima di una partita della Lazio, sono stati fermati oltre 200 supporter biancocelesti, di cui circa 50 sono stati rilasciati subito dopo l’identificazione. Altri sono stati liberati dopo due giorni e 14 di essi si trovano tuttora detenuti nella prigione di Varsavia.

Ed è qui, a Varsavia, che proprio giovedì pomeriggio, inizia una sequela di orrori giuridici, diritti negati e libertà individuali calpestate. Infatti, con una decisione del tutto arbitraria e priva sia di buon senso che di valenza legale (almeno in Stati di diritto), la polizia locale ha deciso di “fermare preventivamente i tifosi per evitare disordini”.

In sostanza, dando per scontato le malafede e le intenzioni criminali dei supporter biancocelesti, le autorità polacche hanno deciso di arrestare dei cittadini del tutto innocenti che passeggiavano per Varsavia dirigendosi verso lo stadio, per assistere al match di Coppa.

E, tanto per non sbagliare, fermando anche tutti i turisti (non tifosi) che erano italiani che incontravano per le strade della capitale polacca. Come nel caso di due ragazze toscane portate in questura solo perché italiane.

A questo punto i ragazzi arrestati, tra cui molti minorenni, sono stati privati degli oggetti personali e trasferiti in cella, privi di acqua e di cibo per 26 ore. La possibilità di andare al bagno era lasciata alla discrezionalità delle guardie carcerarie che a volte ignoravano totalmente le richieste, altre volte le esaudivano dopo una mezz’ora. Il venerdì mattina sono stati interrogati alla presenza di un interprete.

I ragazzi sono stati processati per direttissima sabato mattina, ma prima sono rimasti altre tre ore in cella con le mani ammanettate dietro la schiena. Questi ragazzi non avevano fatto nulla. Ma anche fossero stati colpevoli niente giustifica la negazione dei più elementari diritti civili, a cominciare da quello di avere un avvocato difensore.

In sostanza un processo avvenuto senza la presenza di un legale e senza la rappresentanza della nostra ambasciata. Un processo dove i ragazzi sono stati costretti a dichiararsi colpevoli, alcuni pagando una multa pari a circa 100 euro, per poter essere immediatamente rilasciati.

Ed oggi 14 ultras laziali, cittadini italiani prima di tutto, sono ancora in carcere in attesa di un processo nel quale rischiano pene severissime, fino ad otto mesi dopo la presunta aggressione ai poliziotti polacchi. E, a meno che la diplomazia italiana ed europea non intervenga, dovranno attendere l’inizio del dibattimento, previsto (forse) non prima della fine dell’anno, nelle celle polacche.

Maltrattamenti, privazioni, violazioni sistematiche dei più elementari diritti civili, mi sembra di scrivere di “staterelli” del terzo mondo o di regimi dittatoriali, invece tutto questo è accaduto (ed accade) in un Paese europeo.

E proprio l’Europa oggi dovrebbe intervenire con forza, non solo per restituire un briciolo di legalità ad una vicenda surreale ed aiutare dei cittadini italiani ingiustamente trattenuti, ma anche (e soprattutto) per mostrare al mondo quanto solidi siano le fondamenta della Comunità Europea.  Che si reggono innanzitutto su: diritto, legalità, equità e giustizia.

Se così non fosse allora questa non è certo l’Europa di cui vorrei esser cittadino.

Concludendo come ho iniziato, da cittadino italiano (ed europeo) sono al fianco dei tifosi della Lazio, ingiustamente arrestati a Varsavia. Parola di romanista.

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