I gessetti di Sylos
4 Dicembre Dic 2013 1142 04 dicembre 2013

Corruzione: chi si accontenta gode (in buona fede?)

E’ stata pubblicata la classifica di Transparerncy International sulla corruzione e l’Italia è passata dal 72mo posto del 2012 al 69mo di quest’anno. Il voto da 42 a 43 (la sufficienza è 60). Meno corrotti di noi vengono ancora considerati paesi del terzo mondo come Ghana, Namibia, Lesotho, Rwanda, Costa Rica e tanti altri. E’ inutile dire che i paesi nostri concorrenti li vediamo con il binocolo: Francia 22ma con voto 73, Germania 12ma con voto 78. La stessa Spagna, 40ma con voto 59, ci stacca sensibilmente pur avendo perso, sia pure di poco, la sufficienza che aveva negli anni scorsi. Come gli altri anni, i paesi più virtuosi sono quelli del Nord Europa e la Nuova Zelanda (nell’ordine Danimarca, Nuova Zelanda, Finlandia, Svezia, Norvegia). Tornando al nostro paese, sostanzialmente non è cambiato nulla, veniamo sempre percepiti come una nazione corrotta e quindi inaffidabile per gli affari, e invece da molti il quasi impercettibile “miglioramento” è stato subito strombazzato come inversione di tendenza: magari! Addirittura si è arrivati a sostenere che sarebbe il risultato del varo della cosiddetta legge anticorruzione, quella che ha salvato Penati per intenderci, con il ché avremmo raggiunto il record mondiale di “presa rapida” di una legge. In realtà la variazione, come si può notare, è così impercettibile che può essere frutto anche del caso o di qualche arrotondamento. Se proprio si vuol individuare una causa, se proprio vogliamo vedere un “premio” o un incentivo a proseguire su una qualche strada intrapresa, lo si può individuare nel fatto che finalmente Berlusconi e la sua compagnia sono stati cacciati da Palazzo Chigi. Di quella compagnia facevano parte gente come il parolaio Tremonti, il quale pur essendo ministro delle finanze pagava un affitto in nero, Bossi e i leghisti, i quali dovevano fare sfraceli contro Roma Ladrona e poi sono risultati i più nepotisti e corrotti, per non parlare del capo supremo della compagnia, il quale acquisiva grandi imprese grazie alla corruzione di magistrati, ed una volta ebbe a dire che quando faceva il palazzinaro a Milano si recava negli uffici comunali “con l’assegno in bocca”.

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