Fabio Brinchi Giusti
Parlare con i limoni
6 Dicembre Dic 2013 1149 06 dicembre 2013

Mandela padre dell'apartheid e altri orrori dell'ipocrisia

Nelson Mandela è morto. E tanti, troppi giornali italiani lanciano la notizia, chiamandolo: "Il padre dell'apartheid". Un errore incredibile, una figuraccia senza precedenti per l'informazione italiana, figlia di quel mix selvaggio di copia-incolla e ignoranza. Tutti poi si sono precipitati a correggere (qualcuno ha anche chiesto scusa) ma la vergogna ormai é difficile da nascondere.

Ma è solo l'inizio di una lunga serie. 

Al cordoglio si uniscono politici di ogni colore. Al coro di solite frasi fatte, si uniscono senza pudore anche quelli che propongono soluzioni da apartheid come autobus separati per bianchi e neri. 

Poi arrivano le celebrità. Fra le tante figuracce spicca quella di Paris Hilton che ricorda Madiba per l'"I Have a Dream", frase che appartiene ad un altro grande nero: Martin Luther King. Ma si sa che questi di colore si somigliano tutti ed è facile confondersi...

Infine al grande circo non può non unirsi la Gente. Nella lingua italiana la parola gente non indica più solo una massa indistinta ma anche quel gregge di bimbominkia di tutte le età che, armati di smartphone e tablet, si mobilita a comando. E dato che oggi tutti piangono, devo piangere anche io. E così, a caccia di facili like, le bacheche si riempiono di frasi che Mandela non ha mai pronunciato, si confonde l'America o l'Australia con il Sudafrica, si condividono link commoventi con la foto di Morgan Freeman. E qualcuno crede sia davvero morto l'attore ricordando la sua partecipazione a "Million Dollar Baby" o "Una settimana da Dio". Nel (raro) caso si azzecchi davvero, si ripete sempre la stessa citazione svuotandola di ogni significato e valore. 

Ma questi sono solo dettagli. Ciò che conta è far vedere che si partecipa al lutto collettivo. Anche senza sapere per chi. Zero Calcare ha raccontanto in "Quando muore uno famoso" questa spirale raccapricciante. E alla fine la sua matita trova la spiegazione: "A zì" -dice uno dei suoi personaggi- "il dolore fa scopà".

Per favore, se oggi hai intenzione di commemorare Nelson Mandela, almeno prima chiedi a Google chi fosse!

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