Il prossimo ex-precario
6 Dicembre Dic 2013 0332 06 dicembre 2013

Perché Mandela era migliore di me

Nelson Mandela e io siamo nati lo stesso giorno, il 18 luglio. Ci separano solo 64 anni, un premio Nobel e una forza di volontà, la sua, in cui cerco conforto, io come qualche altro miliardo di persone, nei momenti più bui della vita.

Mentre le difficoltà più grandi che io ho dovuto affrontare nei miei primi anni di esistenza si riducevano al non voler assaggiare praticamente nessun altro cibo all’infuori della consueta pappetta e ai completini imbarazzanti con cui mia madre mi vestiva, Rolihlahla Dalibhunga, detto Nelson solo a partire dalle elementari, prova a diventare grande senza un padre e con un tutore che, mentre io inizio faticosamente a capire cosa vuol dire “farla nel vasino”, lo instrada da subito ai riti e alle usanze della politica tradizionale sudafricana.

A ventidue anni io sono alle prese (fuoricorso) con gli ultimi esami di una laurea triennale che non mi soddisferà. I miei unici interessi sono lo sport, gli amici e, marginalmente, la figa. I miei genitori mi hanno appena comprato una Peugeot 206, prima auto nuova dopo il percorso formativo con la vecchia Panda di famiglia. I miei amici sono piazzati più o meno come me, qualcuno ha già abbandonato gli studi, qualcuno morirà tra pochi mesi, ma nessuno si lamenta, preso com’è dal fiorire della giovinezza.
Anche a Madiba, son sicuro, la figa non dispiace, ma lui, con quel nome legato al suo clan di appartenenza, alla mia stessa età è in fuga. In fuga dalle tradizioni che lo vorrebbero legare per la vita ad una donna che non conosce, imposta da un capo tribù. Madiba scappa nella grande Johannesburg con il cugino per difendere la sua libertà di essere umano e inizia, proprio lì, proprio in quei giorni di angoscia, il cammino che lo renderà famoso in tutto il mondo, che lo renderà un faro di speranza per i popoli, che lo renderà uomo.

Ora ho 31 anni, una passione per lo scrivere che al momento è poco più di un sogno e sempre meno un lavoro, tante idee in testa (alcune buone, altre che valgono meno del tempo speso a pensarle), zero soldi in tasca e un matrimonio all’orizzonte. Passo le mie giornate a raccontare storie di persone che non conosco, che molto probabilmente non mi sforzerò abbastanza per scoprire davvero a fondo e di cui parlo, spesse volte, al passato.
Nelson Mandela a 31 anni sta iniziando a vivere il suo futuro, agendo nel presente con una sola idea: difendere i diritti di tutti, anche di coloro che non conosce. Studia legge, impara nozioni utili alle sue battaglie non violente, ma le nuove leggi che decretano l’inizio effettivo dell’apartheid in Sudafrica lo rendono una persona diversa. E più forte.
Prima uno studio legale per aiutare i fratelli neri (fratelli in quanto uomini, non a seconda del colore della pelle) nelle cause indette dai "padroni" bianchi, poi una lotta armata, fatta di urla, sassi, bastoni, lacrime.

Non so quale sarà la mia vita quando compirò 38 anni, me la immagino con un figlio, uno stipendio, una station wagon e un cane. Non so vedere molto oltre, non riesco a capire cosa vuol dire essere arrestato e condannato per alto tradimento. Quando io avrò 42 anni, Mandela starà combattendo una vera e propria guerra per la libertà del suo Paese, capopopolo di una nazione sfruttata, torturata, umiliata, mai esistita. Nell’agosto di due anni dopo Marco Parella potrebbe essere sdraiato in Liguria a maledire il solleone, la maleducazione dei figli altrui e i ghiaccioli a 2 euro, mentre, dopo 44 primavere vissute da protagonista, Mandela viene rinchiuso in una cella che doveva diventare la sua tomba e invece schiuse al mondo la storia di una tempra fuori dal comune.

È poco probabile che, dopo 27 anni da quella scottatura al mare, la comunità internazionale parteggi per me in una infuocata riunione di condominio o supporti la mia battaglia quotidiana contro mia moglie, oppressore casalingo del “tira giù l’asse dopo aver fatto pipì”. I potenti, i cantanti, i militanti, ma soprattutto i giovani di tutto il mondo costrinsero invece il Sudafrica segregazionista a scarcerare un uomo che di anni ormai ne aveva già 72. Un anziano con i capelli grigi, la pelle maculata come la sua Africa e un sorriso ancora forte nonostante tutto. Un pensionato di lusso che come prima, anzi, più di prima, da quel momento cambiò il mondo, dimostrando che anche per la sua terra era ora di suonare la campanella della libertà.

Capacità politica, diplomatica e oratoria, un carisma immenso, una fede incrollabile nell’uguaglianza, una tenacia nel proporre le sue convinzioni che smosse gente di tutti i colori.
Questo era Madiba, questi sono i motivi per cui Nelson Mandela era migliore di me. E sono contento che sia così.

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