Zhongnanhai e dintorni
7 Dicembre Dic 2013 1443 07 dicembre 2013

"L'armonia" e la diplomazia di Pechino

Nell'analisi della politica internazionale e della diplomazia della Cina popolare devono essere tenuti in considerazione anche i "valori" tradizionali che hanno sostenuto e accompagnato l'edificazione e lo sviluppo del Celeste Impero. Non per pura passione da eruditi, ma perché a quel "patrimonio" fanno continuo riferimento le generazioni che si alternano al potere. Pensiamo al concetto di "armonia" che altro non significa che un equilibrato e corretto coordinamento tra cose anche diverse. L'universo non è costituito da uniformità, ma da differenze che possono - e devono - trovare la via della coesistenza. Lo diceva Confucio: "il sovrano si propone l'armonia, non l'uniformità".
Ebbene, i "Cinque principi della coesistenza pacifica" (rispetto dell’integrità territoriale e della sovranità, mutua non aggressione, non interferenza negli affari interni, uguaglianza e mutuo vantaggio) che dal 1950 guidano l'azione diplomatica di Pechino,non rappresentano forse una ri-edizione di quel valore? A dare risposta affermativa sono stati Jiang Zemin nel 2000 ("Oltre duemila anni fa Confucio ha portato avanti l'idea che il sovrano non si prefigge l'uniformità. Tutte le civiltà del mondo, i sistemi sociali e le vie di sviluppo dovrebbero comunicare e imparare gli uni dagli altri attraverso la competizione pacifica"), e Wen Jiabao nel 2003 ("Armonia senza uniformità è una grande idea degli antichi pensatori cinesi. Significa armonia senza identità e differenza senza conflitti. L'armonia porta alla convivenza e alla co-prosperità").
Nel caso dei “Cinque principi” la tradizione imperiale cinese si è incontrata con la tradizione antimperialista del Partito comunista cinese. Una concezione dei rapporti internazionali che meglio risponde ad quadro sistemico sempre più multipolare e allo scemare dell'universalismo (e dell'uniformità) presunto del modello economico e politico Occidentale.

Confucio

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