Asia Files
7 Dicembre Dic 2013 1745 07 dicembre 2013

Segreti blindati, il Giappone scende in piazza

La proposta sui segreti specifici da ieri sera è legge. Il Giappone si dota così di una legge discussa e contestata, il primo passo del governo Abe verso la costituzione di un Comitato per la Sicurezza nazionale sul modello americano.

Secondo il nuovo provvedimento alcune informazioni potranno essere designate come “segreti specifici” (tokutei himitsu) e segretati per trent'anni. Una possibilità fino ad oggi riservata al Ministero della difesa di Tokyo, che da oggi sarà estesa a tutti gli altri ministeri indistintamente. Chi dovesse rivelare o pubblicasse tali informazioni, potrà ricevere una condanna fino a dieci anni di carcere.

La proposta ha suscitato negli ultimi giorni numerose critiche e proteste popolari. Sul piano formale, infatti, il provvedimento non chiarisce esattamente che tipo di informazione potrà essere segretato ma si limita a individuare quattro macro-aree: diplomazia, difesa, antiterrorismo e antispionaggio. Inoltre lasciano enorme spazio d'azione alla burocrazia, uno dei centri di potere dello stato giapponese. Le proteste sono arrivate in particolare da giornalisti, scrittori e avvocati e politici indipendenti. L'ex giornalista investigativo Takichi Nishiyama ha dichiarato in una recente intervista all'Asahi Shimbun, ha sottolineato che una volta approvata la legge, in Giappone la democrazia sarà solo “nominale”. In molti hanno visto un ritorno dei tempi dell'autoritarismo degli anni '30 e '40. Per la Federazione degli avvocati, il provvedimento è un duro colpo alla sovranità popolare, c'è chi poi, come il politico indipendente Taro Yamamoto, grida al “colpo di stato del governo e della burocrazia”.

Se di coup forsenon si può parlare, di certo il governo ha forzato i tempi. La legge andava approvata prima della fine dell'anno e della sessione parlamentare ordinaria. La proposta è stata fatta passare in Camera dei rappresentanti (il ramo basso del Parlamento nipponico) il 26 novembre scorso, ma diverse voci si sono alzate non solo dalle opposizioni contro i tempi troppo rapidi delle delibere sul testo. Il passaggio nel secondo ramo del Parlamento, l'ultimo step prima dell'entrata in vigore del provvedimento, era stato fissato per il 6 dicembre. I piani sono stati rispettati.

La seduta si è conclusa alle 23,30 ora di Tokyo, dopo una giornata di violento dibattito, con il partito di opposizione, il Partito democratico, che ha promosso una mozione di sfiducia contro Masaharu Nakagawa, il presidente della commissione istituita dal governo per la formulazione della proposta di legge, e alcuni parlamentari delle formazioni a favore della proposta del governo che hano votato contro o si sono astenuti. Di certo c'è anche che a cinque mesi dalle elezioni della scorsa estate che hanno assegnato la maggioranza in Camera alta al suo partito, Shinzo Abe esce rafforzato alla guida del Giappone. Ora l'obiettivo è la riforma della costituzione che impedisce al Paese del Sol Levante di dotarsi di un esercito regolare.

Intanto gli Stati Uniti, che negli anni della Guerra Fredda avevano lamentato l'estrema facilità di estorcere informazioni sensibili ai funzionari giapponesi, hanno espresso apprezzamento per la decisione. Ma Corea del Sud e Cina già esprimono le loro riserve: per Seul e Pechino, Tokyo si starebbe preparando alla guerra. Frasi che pesano il doppio in un periodo di continue tensioni territoriali.

Ma la preoccupazione è diffusa anche tra la popolazione, che fuori dal Parlamento e in diverse città giapponesi da giorni manifesta contro il governo. Soprattutto, la paura più forte è che il provvedimento del governo abbia qualche effetto sulle informazioni che arrivano, da sempre con qualche difficoltà, sulla situazione alla centrale nucleare di Fukushima. Anche per questo Kenzaburo Oe, scrittore premio Nobel nel 1994, ha deciso di far convergere nel suo movimento antinuclearista Sayonara Gempatsu (Addio nucleare), anche le istanza contro la legge sui segreti specifici. “Il movimento non farà che diventare più grande”, ha spiegato Oe. “E sarà sempre più difficile per la politica non ascoltarlo”.

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