Davide, Alessandro e Andrea
Failcaffè
7 Dicembre Dic 2013 0942 07 dicembre 2013

Sex Workers: il proibizionismo di ritorno

«Ni coupables ni victimes, fières d’être putes» Le sex workers francesi e i loro clienti scendono in piazza per protestare contro la legge proibizionista sull’abolizione della prostituzione. Dunque, il proibizionismo americano degli anni Venti non ci ha insegnato proprio niente!

di Stefania Carone

Mentre in Italia, i parlamentari si azzuffano e il presidente li legittima, nonostante la decisione della Corte Costituzionale, i cugini francesi si danno un gran da fare ad approvare leggi fondamentali per la democrazia e il rilancio economico in questo momento di crisi mondiale. Ebbene sì, cari lettori di questo poliedrico blog, la Francia ha approvato (all’Assemblé Nationale) una nuova legge per abolire la prostituzione!

E sì che tutti ne sentiamo la necessità… La legge prevede, a quanto pare, un sistema punitivo per i clienti delle prostitute o dei prostituti – lasciatemi passare il termine- o meglio de* sex workers (senza distinzioni di gender). Pare, infatti, che in Francia si prostituiscano tra le 20.000 e le 40.000 persone, di cui il 15% sono uomini. (fonte Internazionale). I clienti beccati in fragrante rischiano una multa da 1500€  a 3000€ circa per i recidivi, o uno stage “rieducativo” in alternativa, fornito, non si sa bene da quale organo. Inoltre questa norma tenderebbe a intercettare e  punire il “traffico sessuale” online. Ma i/le sex workers francesi non si sono lasciat* mettere i piedi in testa da una legge borghese, bigotta e un po’ bacchettona!

Così, in questi giorni, stanno scendendo in strada per difendere i propri clienti. La prostituzione (consenziente), infatti, oggi in Francia non è un reato. Quello che verrebbe reso un reato con la nuova normativa sarebbel’adescamento, intesa come una forma di violenza. Il Syndicat du travail sexuel (Strass) [ebbene sì, esiste un sindacato dei lavoratori del sesso!] sta esprimendo tutta la sua contrarietà alla legge perchè, sostiene, “il proibizionismo non è mai la soluzione” e con queste norme si rischia di rendere solo più clandestino il lavoro sessuale, punendo anziché tutelando, con vere forme di sostegno sociale, questa categoria. In strada sono scesi, insieme ai lavoratori, anche i clienti, al grido di «Je suis client et je suis multi multi multi récidiviste», che sono pronti a tutto per difendere la loro libertà di usufruire di un servizio a pagamento!

La legge però è stata fortemente voluta dal governo socialista, che forse ha fatto un po’ di confusione tra prostituzione consenziente e sfruttamento delle donne ai fini della prostituzione. E spero davvero che si siano confusi, perchè se così non fosse, sarebbe davvero preoccupante accorgersi che esistono ancora persone (e governi) che pretendono di decidere cosa è giusto o non è giusto fare con il proprio corpo. Ancora di più in un paese che ci piace sempre vedere come “più avanti” rispetto al nostro.

Certo in Italia siamo impegnati in tutt’altri imbrogli, ma se iniziassimo a parlarne quale sarebbe il quadro? Si stima, ma i dati non sono recenti, che le prostitute in Italia oscillino tra 37.000 e 46.000, di cui 7.000/8.000 italiane. Degli uomini non si ha notizia. Si sa però che di queste donne circa il 7/8% sono sfruttate, e almeno il 7% sono minorenni. Ecco, allora, forse dovremmo distinguere le cose. Lo sfruttamento va punito, le minorenni tutelate. Ma un adulto consenziente che vende “un servizio” ad un altro adulto consenziente andrebbe forse trattato diversamente. Certo si tratta di servizi particolari, ma non è forse l’allusione sessuale quella che vende di più oggi, in qualsiasi campagna pubblicitaria? Ci vorrebbe un sistema di tassazione piuttosto. Dei provvedimenti sanitari magari. Percorsi mirati di sostegno psicologico per chi lo vive come un problema (da entrambe le parti). Ma non di certo punendo il cliente e spingendo il problema nell’ombra della clandestinità, attirando maggiormente il rischio di violenza e di sfruttamento.

Un altro dato, non proprio irrilevante, è che la maggior parte di chi ha proposto il disegno di legge e ha votato a favore sono proprio le parlamentari donne. Ancora una volta sembra che le donne siano le prime a voler dare un’immagine delle donne sempre come esseri deboli e da proteggere. Sarebbe forse il caso di smetterla, e di ammettere che situazioni in cui intervenire ce ne sono molte, ma cercare di abolire con una legge proibizionista il mestiere più antico del mondo non solo è da bigotte, ma è anche un po’ naïf!

Si potrebbero fare ancora molte riflessioni intorno a questo argomento, e già altre volte ne abbiamo parlato tra le pagine di questo blog (per esempio qui) ma vorrei lasciarvi con un contributo cinematografico, sempre francese… Jeune et jolie, l’ultimo film di François Ozon. Anche questo film parla di prostituzione, ma in modo completamente diverso, con uno sguardo attento, ma senza giudicare. A me è piaciuto molto, forse anche perchè mostra quella parte di Francia che mi piace tanto, quella in cui ognuno è libero di fare quello che vuole di se stesso, senza troppe pippe mentali…

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