#ildiscorsodelre
7 Dicembre Dic 2013 1319 07 dicembre 2013

Sua signora, Lucia

“Sul cartaceo mi manca il link”. La signora Lucia è una giornalista di frontiera. Dirige un giornale al sud, il Quotidiano della Basilicata, e ne ha fatto un gioiellino in tempi record: meno di un anno. Dialoga, Lucia, nel bene e nel male lei c’è. Apre le porte del suo giornale a tutti, ai giovani in particolare. Se li porta in redazione oppure li mescola con il territorio. 

L’ho incontrata per una breve intervista. Per farmi raccontare. Partivo da Tina Brown e Arianna Huffington. Partivo da due donne per incontrarne una terza, Lucia Serino. Partivo per capirci di più su cosa significa passare da una testata in crisi e riportarla in attivo in mezzo alla tempesta, magari traghettandola su internet in un Sud spesso immobile e stritolato. 

“Abbiamo avuto potere, siamo stati potere, forse il più grande”, ammette, “ma non è più così. Ha ragione Arianna Huffington che il modello è la conversazione”. Ora, metti un giornale iperlocale nella terra che secondo tutte le statistiche è quella che legge di meno. “La verità è che non so quanto ancora si possa parlare di informazione locale”, dice. “Sicuramente c’è che il Quotidiano, per parlare della nostra esperienza, ha cominciato a camminare nel mondo. Come è vero però”, precisa, “che la realtà la leggo, la scopro con i miei occhi, dai miei punti di vista sul territorio: comunque parto da un fatto locale, dalla mia comunità. Da un servizio che devo garantire”.

Servizio. Ecco una parola chiave. Cerca ed esplora su internet, ragiona come fosse una tag cloud.  “Le notizie diventano storie, i giornalisti antenne, i modelli di business tutti da scoprire in un tempo ibrido”. Come se fosse jazz. Lucia suona.

Inchiesta, un’altra parola chiave. Fare inchiesta appesa tra istanze di coscienza civile e di giornalismo anglosassone. “Andare dritti ai grumi del potere, essere antenne e insieme cani da guardia, coinvolgere come se fossimo dei link, una storia non è mai solo un episodio, non è mai solo la notizia in sé”.

Sua signora Lucia pensa che sia una questione di educazione, di cultura. Aprire le porte alla conversazione significa mettersi in discussione. Ma come muoversi in questo oceano di informazione? “Prima il sapere passava attraverso noi. Oggi posso anche decidere di non mettere una notizia, però tutto crolla nel momento in cui uno ne scrive su Facebook o su Twitter”.

Non è una scelta obbligata, però. Solo di libero arbitrio. Anche perché, dice Lucia, “Ancora non siamo arrivati alla definizione del modello economico e farsi pagare le inchieste è difficile. È tutto un grande punto interrogativo. Ci stiamo girando tutti attorno, stiamo cercando ma ancora non abbiamo trovato. C’è il brand journalism, ma ci andrei con i piedi di piombo”.  

Pane pane, vino al vino. Cibo semplice, essenziale. Come l’esempio che fa: “Mi occupo di petrolio e quindi delle compagnie petrolifere in regione? Ho la possibilità in due minuti di capire come funziona grazie alla rete. Ma chi mi paga? Non ci dimentichiamo che questo è lavoro”.

Sua signora Lucia ha occhi per vedere e tasti per conversare. Chissà che per una volta il sud non sia un esempio da seguire.

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