Sogni di merito
8 Dicembre Dic 2013 1654 08 dicembre 2013

I rivoluzionari di stoc***o


ALT, rivoluzione

Quello che mi lascia più perplesso della “rivoluzione” prevista per domani 9 dicembre è la sua cecità sugli effetti e sull’ efficienza di raggiungere gli obbiettivi.
Dietro non c’è una regia di illuminati, di strateghi, di brillanti pensatori. E si vede. 
Un’ armata Brancaleone eterogenea, formata dalle più diversificate basse leghe di ogni provenienza: da quella neofascista a quella postcomunista, da quelli che si eccitano con l’illogicità di Barnard ai Signoraggisti, da quelli che la Merkel ci affama a quelli che gli Usa ci controllano, da quelli che erano grillini “ma sono delusi anche da lui perché imborghesito” a quelli che Casaleggio è del Bilderberg.
Qual è il filo che lega questi mille colori impazziti e la loro decisione di boicottare l’Italia? 

La mia prima risposta è: la fame.
 

Ma siamo sicuri che sia tutta gente ridotta alla fame? Intendo la vera fame, quella che induce le persone abituate a chinare il capo al potente alla ribellione. Quella che fa scattare il rivoluzionario da tastiera a spegnere il computer ed alzarsi in piedi buttandosi nell’ Azione.
Ma sia la pancia vuota, intesa come scintilla finale per la rivoluzione, non c’è (o comunque non è diffusa a tal punto da) sia, come scriveva Orwell, la pancia vuota pone all’uomo solo il problema della pancia vuota, ed è solo quando la pancia è piena che l’uomo si interroga sui veri problemi. Di certo chi è soddisfatto del minimo non si interrogherà mai sui veri problemi, ossia la STRUTTURA che deve essere modificata. Ma la pancia vuota porta alla cecità, come sono queste rivoluzioni senza piani, senza strategie, senza meta. I rivoluzionari in questione sono dei morti di sete persi in mezzo al deserto, che non cercano di orientarsi con le stelle ma, al contrario, corrono sotto il sole di mezzogiorno sperando di trovare per puro caso un’oasi prima che la morte sopraggiunga. La pancia vuota urla cibo e acqua, la pancia vuota non pensa come avere cibo e acqua nel lungo periodo, di creare un sistema stabile per essere indipendenti e garantire approvvigionamenti a sé e alle generazioni future. La pancia vuota vuole ora e subito. Le conseguenze saranno discusse quando la pancia sarà piena. 
Ma con la pancia piena il rivoluzionario in questione non si interroga più sulla STRUTTURA da cambiare.

La mia seconda risposta è: la rabbia.
 

La rabbia è sicuramente ANCHE generata dalla pancia vuota. Ma la rabbia è anche un effetto domino tra le persone, permette di fare comunità nello sfogo delle frustrazioni e delle preoccupazioni. Un effetto domino che si amplifica con le crisi, con internet che concede informazioni spesso false o gonfiate (in cui prima o poi ci cadiamo tutti, io compreso). La rabbia è la benzina che alimenta il fuoco della rivoluzione. 
Se è controllata, non eccessiva, non strumentalizzata da nessuno, accende il fuoco e permette di ardere la legna e riscaldarsi. Se, al contrario, la benzina della rabbia è buttata in modo eccessivo ed incontrollato, vi è l’esplosione che tutto distrugge. Ma non distrugge solo il problema (il freddo), ma anche la fonte di energia e gli infreddoliti che muoiono carbonizzati. 
E nulla più rimane se non le tracce di ciò che era.

La mia terza risposta è: la paura.
 

In fondo spesso questi rivoluzionari, che uso solo come esempio per un ragionamento più generale, non vogliono pensare a come cambiare davvero la STRUTTURA, perché temono che ciò voglia dire soffrire, cambiare vita, mettere in discussione le proprie certezze. 
La paura di vedere in faccia la realtà, la paura di essere inutili, di non poter essere più se stessi. La paura di scoprire che non basta una legge per cambiare le dinamiche naturali dell’evoluzione della società e del mondo. 
Il mare non torna alla montagna perché lo scrive la Costituzione, e di conseguenza l’uomo deve fare sua la conoscenza che dalla sorgente montana l’acqua scenderà sempre verso la foce.

Questi rivoluzionari specifici in più violano, come altre manifestazioni più soft, la libertà altrui degli innocenti verso cui la protesta non è rivolta. Così come con lo sciopero dei mezzi ostacola chi deve andare al lavoro, a studiare o a trovare i parenti malati nell’ospedale di un’altra città, con la rivoluzione che blocca i trasporti e i carburanti levi a me il diritto di muovermi. Ed è un sopruso imposto.
Se i rivoluzionari fossero coerenti e furbi, con tutta la rabbia che c’è, riscuoterebbero molto più successo entrando in parlamento con i loro camion e con i loro forconi, accendendo la scintilla della rivoluzione giacobina, che personalmente schifo, aleggiante sempre più per le strade di tutta Italia. 
E da lì partirebbe poi l’esplosione e la Fine, con il caos e con le richieste di mari che tornano alle montagne anziché capire la realtà e cambiare la STRUTTURA.
E invece loro voglio fare incazzare chi non partecipa alla rivoluzione con il black out dell’allocazione dei beni e servizi. I prezzi della benzina che crescono e i cittadini che parteggiano per i poliziotti che li picchieranno.

La vera rivoluzione la si fa con la mente e con la Vera Violenza. Che non è di certo fisica, ma è gandhianamente fiscale.

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