Ernesto Gallo e Giovanni Biava
Giovine Europa now
12 Dicembre Dic 2013 1239 12 dicembre 2013

Expo-survivors

Oggi torna Caterina Zadra, che ci parla di Expo 2015. Che cos'e'? Che vantaggi ci porta? Grazie Caterina!

Non è ancora iniziato e già se ne parla con noia, speranza o cinismo. L’Expo della crisi ha sede in Italia, paese dai forti contrasti in questo momento. Contrasti che pesano.  Con il nome generico di Expo si intende una manifestazione espositiva molto ampia, con un tema portante, ospitata da un unico Paese organizzatore e che veda  la partecipazione di più organizzazioni internazionali avente come fine principale l'educazione del pubblico: può presentare i mezzi a disposizione dell'uomo per affrontare le necessità della civilizzazione, o dimostrare i progressi raggiunti in uno o più settori, o mostrare le prospettive per il futuro.  Viene organizzata ogni 5 anni, di durata massima di 6 mesi durante i quali l'attrazione principale delle Esposizioni sono i padiglioni nazionali, gestiti dai Paesi partecipanti, che si aggiungono ai padiglioni tematici, organizzati dal paese ospitante. Storicamente ogni esposizione è stata sempre caratterizzata da particolari strutture, divenute successivamente simbolo dell'esposizione, della città organizzatrice o del Paese stesso.

La prima esposizione universale fu l'Esposizione universale di Londra, organizzata nel 1851, conosciuta anche come la Great Exhibition of the Works of Industry of all Nations e divenne il riferimento per tutte le successive, influenzando numerosi aspetti della società quali le arti, la tecnologia, l'educazione, il commercio e le relazioni internazionali.

La seconda esposizione universale fu l'Esposizione universale di Parigi, vissuta dai francesi come una sfida per superare il grande successo della manifestazione precedente.

Oltre la torre Eiffel, ormai simbolo di Parigi da allora, ricordiamo altre strutture importanti rimaste dopo le esposizioni:  a Milano, nel 1906, l'Esposizione lasciò l'attuale Fiera di Milano; l’Acquario di Genova che recupera il Porto Antico;  a Bruxelles, l'Atomium resta ancora sul luogo dell'esposizione del 1958, ed è attualmente uno dei principali siti turistici della città, molto visitato.  Seguono  l'Arco di Trionfo di Barcellona, costruito per l'Expo 1888, e la Plaza de Espanya progettata per l'Expo 1929 di Barcellona.  Caso a parte merita il quartiere EUR (acronimo di Esposizione Universale Roma), costruito in previsione dell'Esposizione Universale di Roma del 1942, che non si svolse mai a causa della seconda guerra mondiale.

I numeri di Expo 2015:  Espositori stimati 130 Paesi, 60 Partecipanti Corporate (nazionali ed internazionali), 10 organizzazioni internazionali,  21 milioni di visitatori attesi di cui circa 30% stranieri, investimenti  complessivi  a livello urbano e regionale: 11,8 mld di €, benefici economici stimati per il territorio oltre 34 mld di € e sono previsti circa 70.000 nuovi posti di lavoro nell'arco di 5 anni e l’operato di circa 36.000 volontari.

Nel quadro tematico di “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, Expo Milano 2015 ha lo scopo di raccogliere, far conoscere e diffondere esperienze di sviluppo che abbiano prodotto effetti migliorativi, rispetto a condizioni precedenti, nel loro contesto ambientale, produttivo, sociale, tecnico scientifico, istituzionale. Il vasto tema della sicurezza e della qualità alimentare è cuore di questa esibizione, per uno sviluppo sostenibile del Pianeta che riscopra i valori della Persona  finalizzato alla creazione di una rete scientifica internazionale di ricerca e innovazione dedicata a condividere e trasferire conoscenza sulla sicurezza alimentare, ed a contribuire all’identificazione di politiche e piani programmatici che realmente rispondano a criteri concreti di sviluppo sostenibile.  CIBO, ENERGIA, PIANETA, VITA sono le parole chiave del tema di Expo e rappresentano un viaggio che parte dalle tradizioni fino ad arrivare ai confini del futuro.

Innanzi a questa sfida, che presenta obiettivi e ideali molto alti, bisogna ammettere che sarà una data critica per il sistema paese:  per capirne l’indice di professionalità, organizzazione e trasparenza.  Sulla trasparenza ci stiamo già confrontando vista l’entità dei finanziamenti in ballo: nel Marzo 2008 si parlava di oltre 15 miliardi che si sono già ridotti a poco più di 11. Su tutta l’operazione indaga la direzione antimafia ma  i tempi strettissimi non permettono i controlli serrati necessari. Dicono. Fiumi d’inchiostro sono già stati scritti sulle dinamiche Expo-mafie (ricordo un articolo molto puntuale dal titolo illuminante:  “Se volete parlare di mafia, iniziate da Expo 2015” del 30 maggio 2013 firmato Centro Sociale Sos Fornace, gruppo No Expo 2015).

Dopo l’Expo, cosa rimarrà?  L’Esposizione universale si concluderà il 31 ottobre 2015. Attraverso il tema prescelto "Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita", l’Expo 2015 si propone di lasciare, al termine dell’Esposizione Universale, un’eredità materiale e immateriale di strutture, capacità e conoscenze sui temi dell’alimentazione e dello sviluppo sostenibile; a differenza delle grandi Esposizioni del passato, che tradizionalmente hanno trovato in un elemento architettonico il lascito materiale dell’evento, come abbiamo visto.  Si spera che vengano attuate le infrastrutture di livello urbano e regionale che il sistema produttivo chiede da anni e che sono determinanti per la competitività del sistema-Paese. Ci dicono che rimarranno:  il Parco Botanico con serre bioclimatiche che riprodurranno i diversi climi presenti sul pianeta, il Centro per lo Sviluppo Sostenibile, snodo di una rete di università, centri di ricerca e centri di formazione e cooperazione sui temi dell’alimentazione e dello sviluppo sostenibile , il Quartiere Residenziale Ecosostenibile, che sarà l’evoluzione dell’Expo Village ideato per ospitare il personale addetto ai Padiglioni dei Paesi partecipanti e la Cittadella della Tecnologia: centro per lo sviluppo di idee innovative, dell’informazione e delle tecnologie.  Lo sapranno, a tempo debito, gli Expo-Survivors: i sopravvissuti. Ossia coloro i quali che, avendo sperato che l’Expo potesse risolvere minimamente la situazione generale di crisi profonda, oggi si fanno una domanda ingenua:  “In quanti, disoccupati e cassintegrati dell’area adiacente a Rho Fiera, stanno attualmente lavorando per Expo?”

Una notizia dell’ultim’ora ci preoccupa:  anche la benedizione del Santo Padre è saltata:  Papa Francesco ha spiegato di sentirsi un po' stanco. Così stanco da non poter ricevere il cardinale Angelo Scola, alla guida di una nutrita delegazione in arrivo da Milano appositamente per invitare il Papa all'Expo del 2015. Insieme al cardinale Scola, sono rimasti fuori il cardinale Gianfranco Ravasi e un gruppo di esponenti della Curia milanese. Oltre a Giuseppe Sala, commissario di Expo 2015, e a Diana Bracco, presidente. 

Parlando di benedizione, cito le sagge parole di Albert Einstein, padre della Teoria della Relatività, sulla crisi.  Ho un suo piccolo saggio del 1931 sul comodino e mi rassicura, spesso, riportando ordine in un mondo confuso da troppe parole. Le cito  sperando che possano portare una ventata di freschezza:

"Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.  La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E' nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere 'superato'.

Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell'incompetenza. L' inconveniente delle   persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c'è merito. E' nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l'unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla."

(tratto da “Il mondo come io lo vedo” 1931).

*Caterina Zadra e’ ideatrice del marchio “Slow Foot”, turismo lento e contemplativo.

Laureata in Scienze della Comunicazione con una specializzazione in Marketing Strategico e dei Servizi. Vincitrice di una borsa di studio del Ministero Italiano Affari Esteri per italiani residenti all’estero, ha frequentato corsi di specializzazione presso il DAMS/Università di Bologna, ivi compreso il seminario di Semiologia e Semiotica di Umberto Eco.

Caterina è titolare di Nonsolotrekking Tour Operator, operatore turistico con sede a Novara, attivo nello studio, nella progettazione e nella realizzazione di pacchetti turistici nei quali il valore aggiunto è dato dalla capacità di individuare nuove forme di turismo e di promozione del territorio, con particolare attenzione a tutte le sue valenze da quelle artigianali a quelle artistiche, storiche, naturali ed eno-gastronomiche con l’intento di vederle apprezzate, protette e salvaguardate.

Caterina e’ stata anche presidente del Comitato imprenditoria femminile e giovanile x 3 anni; presidente della Commissione pari opportunità della provincia.
Fa parte di Geoprogress onlus universitaria ed e’
Consigliere della società sportiva Novara Basket.

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