Belfagor
14 Dicembre Dic 2013 2217 14 dicembre 2013

Alla ricerca della rappresentanza perduta

In un tempo ormai lontano, prima del 1992, l'Italia aveva un suo sistema di rappresentanza partitica e sindacale. Il paese legale non era troppo diverso dal paese reale e al vertice del paese legale c'era un governo che, pur non facendo sempre molto per marcare la sua presenza, chiaramente aveva una sua funzione. Tutto questo è cambiato nell'arco di due decenni. La rappresentanza partitica e sindacale copre ormai una parte ridotta dello spazio sociale. Da ultimo il governo ha quasi smesso di fare la sua parte, schiacciato com'è sotto il peso del duplice vincolo costituito dal debito pubblico e dall'Europa. Tutta una parte della società si sente vessata e abbandonata a se stessa

Sono ormai emersi due circuiti distinti che tendono a ignorarsi l'un l'altro. Il sistema politico tradizionale con i partiti storici, dal Pd a Forza Italia e alla Lega, è ormai sfidato nel suo ruolo e nella sua funzione di guida per la società da un vasto quadro di movimenti e associazioni che si pongono fuori dal quadro esistente delle istituzioni politiche e ambiscono a spazzare via la classe politica già stabilita, sia essa di governo o di opposizione. In una misura finora inusitata crescono tra i cittadini le aspirazioni a un rivolgimento radicale, quello che è già venuto alla luce con i sostenitori dell'insorgenza promossa da Beppe Grillo e che si ripete in forma più rozza ancora con la rivolta dei forconi. Queste novità che si collocano fuori dal recinto della vecchia politica sono di fatto accomunate dalla condivisione di umori vagamente nazionalistici, esacerbati dalle ricadute infelici della globalizzazione e dell'unificazione europea. Al tempo stesso cresce con loro il desiderio di sostituire, in una posizione di assoluto primato, a quella esistente una nuova classe politica eletta dal popolo degli esclusi che sempre più si percepisce come la maggioranza effettiva del paese reale.

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Tra i politici tradizionali l'allarme per questo tipo di situazione si è sviluppato con estrema lentezza. Molti, compreso il presidente della Repubblica, tendono a sottovalutare il pericolo. Si pensa che la forza dei nuovi movimenti sia un puro prodotto di circostanze transitorie e che tutto sia destinato a ritornare nell'ordine in tempi abbastanza brevi. Si tratta di una grave illusione che può portare alle peggiori conseguenze. La crisi economica in Italia è giunta al suo punto più basso* e non vi è la certezza di un miglioramento sensibile nei prossimi mesi o anni. Lo stesso rinnovamento tanto atteso delle regole che presiedono alla organizzazione della politica, dal finanziamento dei partiti alla legge elettorale, non si produce o assume la forma di una svolta graduale destinata a realizzarsi in modo pieno solo tra diversi anni.

A questo punto si può affermare che l'avvertimento costituito dai milioni di voti al movimento 5 Stelle nel febbraio di quest'anno non è bastato. E' in corso una strana competizione tra soggetti decisi a scherzare con il fuoco. I politici tradizionali non sembrano avvertire a sufficienza il pericolo e potrebbero ritardare ancora l'adozione improrogabile di un nuovo stile. Dall'altra parte i movimenti di rivolta senza avere un'unica direzione strategica potrebbero ritrovarsi a disporre di una forza sproporzionata alle loro effettive capacità di controllare gli eventi.

(*) "la recessione è finita. Il Pil negativo è aumentato di mezzo punto nello scorso trimestre e di un altro mezzo punto in questo, tornando in positivo; la produzione industriale è anch'essa in aumento. Il lavoro e i consumi non ancora. L'esportazione è largamente attiva. In altri tempi queste notizie avrebbero avuto ampia menzione nei telegiornali e sulla stampa, oggi sono ridotte al minimo e le cattive notizie hanno la meglio. Lo spread è a un minino di 226 e le aste dei titoli di Stato hanno rendimenti da minimo storico, ma nessuno se ne accorge". Eugenio Scalfari, la Repubblica 15/12/2013

C'è una sola via di uscita praticabile. Occorre rompere gli steccati, riattivando la comunicazione tra la massa degli esclusi e gli attuali - o possibili - partiti di governo. Non è necessario che vi sia subito un dialogo intenso e costruttivo. Basterebbe che vi fosse un vero principio di attenzione per tutto ciò che accade fuori dalle stanze del potere.

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Dice cose molto simili con altro linguaggio Beppe Severgnini http://www.corriere.it/editoriali/13_dicembre_16/geografia-malessere-ed8...

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