Il maleficio del dubbio
15 Dicembre Dic 2013 1257 15 dicembre 2013

Non sparate alla schiena dei ladri che scappano

Bisognerà aspettare la fine delle indagini per capire esattamente la dinamica di quanto successo. Quindi vale la pena allontanarsi di un passo dall’ultimo caso di cronaca – il 15 dicembre a Brescia un meccanico 29enne rientra in casa da una battuta di caccia, sorprende due ladri, li insegue in un vicolo e ne uccide uno con un colpo di fucile, non è chiaro se accidentalmente o volontariamente – e enunciare un principio teorico che troppo spesso i media e l’opinione pubblica ignorano.

La legittima difesa è una causa di giustificazione, cioè evita a chi commette un reato - in questo caso l’omicidio - di essere perseguito per lo stesso, e ha dei requisiti ben precisi. In particolare qui rileva il fatto che la reazione di chi si difende debba essere “necessaria” e “proporzionata” all’offesa. La proporzionalità è da intendersi in modo non eccessivamente restrittivo, e nel caso si sorprenda uno sconosciuto in casa propria anche sparare con un’arma da fuoco potrebbe essere ritenuto non eccessivo. Il punto in questo caso è la “necessità”.

Se i ladri sorpresi stanno inequivocabilmente fuggendo la minaccia alla propria incolumità viene meno. La “necessità” di aprire il fuoco per difendere la propria vita non sussiste. E sparare per recuperare la refurtiva è sicuramente un caso di sproporzione tra bene che si vuole difendere (proprietà) e bene che si offende (vita).

Sul caso concreto, come detto, decideranno i giudici alla luce dei dettagli che emergeranno nel corso delle indagini. Come regola generale (che tutti dovrebbero conoscere) vale la pena ricordare che non si può inseguire un ladro e piantargli una pallottola tra le scapole, sperando di essere tenuti fuori dal carcere per legittima difesa.

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