Elias Gerovasi
#Cooperazione Internazionale
17 Dicembre Dic 2013 1048 17 dicembre 2013

Meglio i soldi o gli aiuti?

Meglio costruire scuole e ospedali, istallare luci solari e distribuire galline o semplicemente dare soldi cash in mano alle comunità? Questa è la domanda alla quale un gruppo di economisti americani stanno cercando di rispondere attraverso ricerche specifiche effettuate sul campo. Un risultato che potrebbe mettere in discussione molte certezze della cooperazione internazionale e del settore umanitario.
Si tratta dei trasferimenti incondizionati in contanti (UCT, unconditional cash transfers), metodologia innovativa e sperimentale avviata con un certo successo da GiveDirectly che ha recentemente presentato i risultati dei primi anni di attività attraverso una ricerca che ha coinvolto l’Università di San Diego.
L’utilizzo degli UCT non è certo presentata come un’alternativa tout court all’aiuto allo sviluppo ma come possibile metodologia strumentale al raggiungimento di determinati obiettivi. Dai risultati sembra per esempio che questa metodologia si sia mostrata efficace nel sostenere l’aumento della frequenza scolastica per le ragazze in luoghi dove le barriere culturali ed economiche limitano l’accesso all’educazione.
La preoccupazione più comune in merito agli UCT è che i destinatari possano sperperare il denaro in attività dannose come il bere, il gioco d’azzardo e la prostituzione. I risultati preliminari dello studio in Liberia sfidano però le aspettative: i destinatari liberiani del trasferimento di cash avrebbero speso i soldi in cose utili come vestiti e materiali edili e comprato merci all’ingrosso per avviare piccole attività commerciali. In generale i partecipanti allo studio sembrano aver fatto buoni sforzi per investire al meglio il contante e migliorare la loro qualità di vita. I promotori spiegano che gli UCT permettono ai poveri di spendere i soldi per quello di cui hanno effettivamente bisogno e non sui bisogni percepiti dagli esperti dell’aiuto.
La ricerca in Kenya ha mostrato che i tetti di metallo per le case sono uno degli acquisti più comuni dei destinatari di GiveDirectly in Kenya – un risultato inatteso dai ricercatori. Le coperture metalliche si rivelano infatti un investimento ad alto rendimento, sono in grado di migliorare la sicurezza e la salute delle famiglie e permettono agli abitanti di raccogliere l’acqua piovana. Nel Nord Uganda le sovvenzioni incondizionate in denaro sono state date alle donne e si è osservato che molte sono diventate piccole commercianti e hanno quasi raddoppiato i loro guadagni in diciotto mesi. I risultati sono stati ancora migliori in presenza di un accompagnamento di operatori in loco ma non in modo così significativo da renderne sostenibile il costo. L’accompagnamento infatti può costare fino a 500 dollari per beneficiario (tre volte più del cash distribuito), somma che, secondo GiveDirectly è meglio destinare ad altri beneficiari.
Finora sono stati condotti programmi di UCT su piccola scala ma la metodologia sembra destinata a una sperimentazione più ampia. Gli studi degli ultimi anni hanno reso più facile identificare in modo efficiente le famiglie più bisognose e distribuire denaro anche in luoghi remoti. In Kenya, GiveDirectly utilizza sempre di più il sistema bancario basato su telefonia mobile che sta diventando accessibile progressivamente anche nelle aree rurali.
In media l’UCT sembra aver garantito incrementi del 58% in beni e del 33% in reddito oltre che un generale miglioramento della sicurezza alimentare e dell’empowerment delle donne. Le spesa per alcol e tabacco non è aumentate. (fonte Devex)
Visita il blog degli operatori della cooperazione internazionale su www.info-cooperazione.it

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