Dario Russo
Babele
17 Dicembre Dic 2013 1904 17 dicembre 2013

Perché il vinile torna di moda al tempo dell’iPod?

Più 745% di vendite del disco in vinile dal 2008, con una crescita continua dal 2005. La notizia data da Amazon risale a metà Settembre. I numeri sono da capogiro, era chiaro che 45 e 33 giri fossero ritornati prepotentemente di moda, ma anche i più ottimisti non avrebbero mai scommesso su un tale successo dato il dominio degli mp3 e dei sistemi peer to peer.

Chi invece non ha mai avuto dubbi sulle potenzialità del disco è stato  Bob Bailey della British Phonographic Industry (BPI); a chi gli diceva vent’anni fa di pensare esclusivamente ai CD, oggi rivela - con orgoglio - di avere la produzione pianificata addirittura per i prossimi 15 anni.

La risposta a tale fenomeno potrebbe avere varie motivazioni, ma la ragione di base è che proprio la così detta musica liquida abbia fatto rinascere il supporto vinilico.

Con la distribuzione gratuita di file e video musicali, praticamente si è avuta una maggiore diffusione della cultura musicale e se da un lato l’industria musicale punta sulle star del momento e sui cantanti usciti dai talent show televisivi, dall’altro gli artisti e le band “evergreen”, divenute vere e proprie leggende, tengono ancora banco senza nulla da invidiare ai nomi più moderni. Questa tenuta è data anche dal fatto che con molti artisti c’è stato un vero e proprio passaggio generazionale, reso possibile sopratutto grazie alla facile reperibilità della musica in rete.

Molti di questi sono diventati vere e proprie icone senza tempo e diversi album continuano a vendere anche a distanza di tantissimi anni. Di conseguenza, chi oggi acquista un disco in vinile, lo compra a tutti gli effetti considerandolo un oggetto di antiquariato e perché offre un’esperienza di ascolto diversa da quella che si può avere con Spotify et similia.

Il risultato è stato che la schiera di persone che non ha mai abbandonato il supporto vinilico si è incrementata e la nicchia è diventata mercato perché non è più composta dai soli nostalgici o dai collezionisti puri, sempre alla ricerca di chicche che possono costare anche un bel po’ di quattrini.

In molti comprano gli storici vinili perché ce ne sono tanti pure a buon mercato e perché nell’immaginario collettivo  il disco in vinile è diventato una vera e propria opera d’arte, oltre che uno degli oggetti simbolo per gli amanti del vintage

Il valore aggiunto al vinile è spesso dato dalle splendide copertine degli album, complici di aver fatto storia quanto le canzoni dello stesso LP; basti pensare alla leggendari banana di Andy Warhol disegnata per i Velvet Underground, ad “Abbey Road” dei Beatles, passando “The dark side of the moon” dei Pink Floyd e molti altri ancora. Non a caso i 78 giri (in gommalacca), predecessori del disco in vinile, oggi hanno un valore storico, ma non un vero e proprio valore in termini commerciali, in parte anche per il fatto che non avevano le copertine tipiche dei 33 e 45 giri.

Per tali ragioni, le persone che oggi scelgono il vinile sono aumentate, le major hanno intercettato la moda incominciando a ripubblicare in formato 33 giri sia gli album storici che i lavori di molti artisti del momento, fermo restando che le persone più esigenti, non cercano mai le ristampe ma i pezzi dell’epoca, quindi niente grande distribuzione ma negozi di dischi specializzati e fiere.

A confermare questa tendenza ci sono i dati della F.I.M.I (Federazione Industria Musicale Italiana) inerenti al mercato discografico nostrano nei primi mesi del 2013, dove si scopre che il digitale sta crescendo del 7%, i supporti fisici calano del 13%, ma in controtendenza il vinile cresce addirittura del 53%.

Se guardiamo per esempio agli Stati Uniti, di recente la catena londinese Rough Trade ha aperto un record store di 1.500 metri quadri a New York City, dove all’interno offre anche un’area caffè ed uno spazio per i concerti live.

In Italia i negozi risento della crisi (in molti hanno anche chiuso), ma c’è da dire che tanti altri lavorano o comunque continuano a vendere dischi, magari soltanto online o durante le fiere. Chi è ancora sul mercato ha come segreto la ricerca quanto più diretta con il cliente, molti mirano sulla specializzazione di alcuni generi, altri invece vendono anche altri articoli legati alla musica (poster, maglie, libri) e diversi puntano alla realizzazione di attività culturali, rendendo il negozio non un semplice magazzino ma un vero e proprio punto di ritrovo per tutti gli appassionati di musica.

Da questi esempio - magari - potrebbero prendere spunto anche molte librerie e ad ogni modo, basta ricordarsi che la tecnologia non necessariamente distrugge i vecchi supporti; sicuramente ne ridimensiona la portata, ma questi non sono in contrasto tra di loro, bensì complementari.

Il vinile resta e resterà vivo anche al tempo dell’Ipod, così come il libro cartaceo con l’e-book.

Non è ancora giunto il momento per il "de profundis".

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