Vincenzo Maddaloni
Step by Step
18 Dicembre Dic 2013 0857 18 dicembre 2013

Il Dollaro, l'Euro e lo Sconcerto


La Federal Reserve il 31 dicembre compie 100 anni essendo stata fondata nel 1913

PROBABILMENTE NON lo sa che la moneta unica simboleggia e incarna l’Europa del dopo-Muro. Forse nessuno glielo ha insegnato, forse gli serviva una frase ad effetto. Certo è che per Matteo Salvini, il neo segretario della Lega, «L’euro è un crimine contro l’umanità», e così gridando ha ricevuto il plauso di tutta la platea al congresso federale del Carroccio riunito l'altro ieri a Torino. E' un episodio tra i tanti che dimostra come l’Europa politica abbia davanti a sé un destino incerto.  

Concepita per far uscire il vecchio continente da cinque secoli di conflitti, l'UE oggi traballa, non certamente pe i Salvini di turno bensì perché gli Stati Uniti non accettano l’esistenza dell’euro. Da quando esso è nato. 

Accade perché l'euro, con la sua affermazione e il suo successo ha tolto spazio a quella che è ancora considerata la moneta imperiale della globalizzazione, o per lo meno dello spazio dell’americanizzazione politica, economica, finanziaria, tecnologica e ancor più culturale del mondo intero. Uno spazio nel quale il dollaro è l’arma suprema, quella che permette di acquistare quell’altra arma importante che è il petrolio, e di avere il controllo del mercato mondiale. 

Infatti, finché il dollaro resta l’unica moneta di pagamento consentita per comprare il petrolio, il suo predominio globale è assicurato e l’impero americano può continuare a tassare il resto del mondo. Ma se, per una qualche ragione, il dollaro perdesse la garanzia del petrolio, l’impero americano cesserebbe di esistere. Così, la sopravvivenza dell’impero ha imposto che il petrolio venga venduto soltanto in cambio di dollari. Se qualcuno richiedesse una diversa forma di pagamento come l'Iran per esempio continua a fare, lo si dovrebbe persuadere a cambiare idea, sia con la pressione politica che con i mezzi militari.

E’ quello che ha fatto l’Iraq nel 2000, quando ha preteso di essere pagato in euro per il suo petrolio. All’inizio, la sua richiesta era stata considerata ridicola, poi accolta con noncuranza, ma quando è apparso chiaro che Iraq faceva sul serio, si è esercitata la pressione politica per fargli cambiare idea. Quando altri Paesi, come l’Iran, hanno espresso la volontà di farsi pagare con altre valute, in particolare con l’euro e lo yen ( o più in generale da un insieme di valute, “il cestino valutario” come spiegava ex presidente iraniano Bani Sadr), il pericolo per il dollaro è allora diventato imminente, e si è passati a considerare un’azione punitiva.

L’attacco, quindi, non ha avuto niente a che vedere con gli armamenti nucleari dell’Iraq sotto Saddam, né con la difesa dei diritti umani, né col desiderio di diffondere la democrazia, e neppure con il desiderio di volersi accaparrare i campi di petrolio; si trattava invece di salvaguardare il dollaro, ergo salvaguardare il fondamento dell’impero americano.

Due mesi dopo che gli Stati Uniti avevano invaso l’Iraq, il programma “Oil for Food” fu chiuso, i conti iracheni in euro furono cambiati subito di nuovo in dollari e il petrolio venne venduto ancora una volta soltanto in dollari statunitensi. Il mondo non poteva più comprare il petrolio dall’Iraq in euro. La supremazia globale del dollaro era stata così ristabilita.

Allo stesso tempo, era stato dato un avvertimento a chiunque pretendesse il pagamento in valute diverse dal dollaro statunitense, mostrando come un tal gesto sarebbe stato punito. E dunque finché le cose rimangono così, il mondo deve accumulare un numero sempre crescente di dollari, per poter comprare il petrolio. Naturalmente se dovesse crearsi un circuito alternativo a quello del dollaro sarebbe distruttivo per il sistema finanziario su cui sta puntellato l’impero americano. Se accadesse ciò, è probabile che quasi tutti – la Cina per prima - sarebbero desiderosi di abbandonare l’iper valutato dollaro per adottare il sistema petrolio-euro.

Il vantaggio per l’Europa sarebbe evidente: non sarebbe più costretta a comprare e conservare dollari al fine di assicurarsi la moneta di pagamento per il petrolio, perché potrebbero pagarlo con la propria valuta. L’adozione dell’euro per le transazioni del petrolio fornirebbe alla valuta europea il prestigio di essere una riserva monetaria, il che beneficerebbe gli europei a discapito degli americani. 

Gli eventi in Medio Oriente indicano che il dollaro americano sta agonizzando. Non serve a niente il fatto che tutto ciò sta accadendo alla vigilia del centesimo anniversario dalla creazione del Federal Reserve System.Si tenga a mente che proprio di recente si è fatto un gran parlare, sui media, riguardo l’apparente riavvicinamento diplomatico fra gli Stati Uniti e l’Iran, e il simultaneo peggioramento delle relazioni fra gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita. Tuttavia non si dovrebbe neppure immaginare un’offensiva mirante a destabilizzare l’euro, e tramite esso l’intero progetto di acquisizione dell’autonomia politica della nuova Europa con i quali l'America e con essa del Federal Reserve System si garantirebbero definitivamente la sottomissione storica. Stando così le cose nessuno è in grado di garantirlo.

Insomma la situzione è complicata, pertanto uno come Salvini che promette: «Prima salta l’euro, prima posso riprendere la battaglia per l’indipendenza», sconcerta chi è sano di mente. Anche perché dai media non s'è levato alcun commento. vincenzomaddaloni.it

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