Kodeuropa
21 Dicembre Dic 2013 1051 21 dicembre 2013

Modesta proposta per prevenire il caos alle Europee

Qui oggi si propone l’abolizione della categoria semantica “burocrati di Bruxelles”. Quando la politica si adatta allo “spirito del tempo” (l’euroscetticismo, in questo caso) si finisce poi sempre per dire qualcosa di sbagliato, molto sbagliato. E pure poco utile.

E’ successo che nel corso del dibattito per questa campagna delle primarie si sono alternate opinioni su diritti civili (civil partnership), diritti incivili (la Cancellieri), rovesci civili (la disoccupazione) e rovesci incivili (i 101?). Su una cosa, una sola, tutti erano d’accordo: l’Unione europea fa schifo. Ed è inutile cercare di difendere ognuno il proprio punto di riferimento, la propria parte in un partito, si perdoni l’allitterazione. Non ci hanno nemmeno provato: l’uno magari più soft dell’altro con il Servizio civile europeo, l’uno più propositivo, l’altro un po’ meno tranchant. No, a quanto pare l’Europa non riescono a mandarla giù.

Infatti è il tema su cui destra, sinistra e movimentismi vari si ritrovano sempre d’accordo. Non è un po’ strano? Provo a suggerire il motivo: semplicemente, è molto lontana. E di solito si parla male delle persone lontane piuttosto che di quelle vicine, salvo poi starsene zitti quando queste persone ogni tanto si fanno sentire, prima di ricominciare la tiritera quando di nuovo si allontanano. Chi ha votato il pareggio di bilancio in Costituzione? Tutti, tra PD e PDL. Poi però adesso fuoco e fiamme contro i “vincoli” e i “diktat”. E’ molto facile fare così, prendendo in giro gli elettori.

Tra gli euroentusiasti invece ci sono varie categorie, ma la migliore comprende quelli che credono che l’Europa vada bene e tanto basta, anzi “Merkel per favore invadici”. Eppure di vie di mezzo ce ne sarebbero infinite. Basta far passare alcuni semplici messaggi, senza sembrare affabulatori o, peggio ancora, populisti.

Qui ne elenco tre, che potrebbero servire a questa classe politica disastrata ma non del tutto disastrosa.

Innanzitutto, le decisioni di Bruxelles non sono prese (solo) a Bruxelles. Sembra strano e in effetti è un po’ tirato come concetto, ma la prima cosa che impara chiunque studi l’Unione europea è che la governance è multilivello, e quindi diffusa. Se proprio non piace governance, si sostituisca pure con governo. Sarà impreciso, ma si capisce meglio. Non esiste quindi una piovra dalla cui testa partono le decisioni cattive che influenzano tutto il continente. 28 Paesi si ritrovano nel Consiglio, negoziano tramite i loro ambasciatori un accordo vantaggioso per tutti, o almeno per la maggior parte. Quindi tutte le decisioni di importanza medio-alta sono decisioni comuni. Non ha senso opporre a questa visione quella di qualche stato “imperialista” che stritola nella sua morsa i piccoli Stati, costretti a subire. No, si creano coalizioni, si concedono cose per ottenerne altre. E anche gli Stati più deboli vincono sempre qualcosa. Questo è il primo punto, contro il vittimismo delle classi dirigenti.

Secondariamente, le decisioni di Bruxelles spesso sono comunicate malissimo. Ed è colpa di Bruxelles, certo, ma anche degli Stati nazionali che queste decisioni le hanno prese, tutti insieme. Nessuno si è mai chiesto perché Mario Monti sia stato così lodato nella stampa internazionale? Davvero la sobrietà è stata la chiave per aprirgli tante porte? Non solo, l’ex-Primo ministro ha anche avuto una squadra formidabile, focalizzata in gran parte sull’Europa: entrambe le due portavoce, per fare un esempio, vengono dalla Commissione europea.

Infine, e qui nasce il problema principale per qualsiasi forza progressista o conservatrice, di protesta o di opinione, l’Europa ha bisogno di avere tanti punti di vista da cui essere guardata. Mi spiego: l’elettore oggi ha il mal di pancia quando deve andare a votare per un’elezione nazionale: sia che voti lo stesso partito da sempre, nonostante le delusioni, sia che si rifugi nella protesta. Per le prossime elezioni del maggio 2014 questo mal di pancia crescerà, è molto probabile. Il Partito democratico che è uscito dalle matite degli elettori, ad esempio, proponga con forza un’immagine nuova dell’Europa, più adatta ai tempi che cambiano, senza rifugiarsi nella logica di negatività e critica che ha caratterizzato questi tempi interessanti. Si eviti la bambagia dello status quo, almeno per la prossima campagna elettorale.

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