Ernesto Gallo e Giovanni Biava
Giovine Europa now
6 Gennaio Gen 2014 0927 06 gennaio 2014

Italia 2.0

Oggi interviene Caterina Zadra, imprenditrice. Ci parla di semplificazione della burocrazia...grazie Caterina!

L’attuale sistema normativo e procedurale incide pesantemente, in termini di costi, sul sistema produttivo italiano: l’inefficienza della PA rappresenta, senza ombra di dubbio, l’ostacolo principale allo sviluppo del Paese. Partendo da questo presupposto e dal fatto che, dopo vent’anni dalle riforme che iniziarono il processo di informatizzazione della pubblica amministrazione, i risultati oggi sono con tutta evidenza piuttosto deludenti rispetto alle attese, il dibattito si anima attorno al tema.  Urge una seria analisi e valutazione di impatto della regolamentazione e degli oneri amministrativi sul sistema produttivo, conti alla mano, perché solo con delle azioni concrete in questo senso si favorirebbe ed agevolerebbe il fare impresa e la nascita di nuove imprese, ma non solo:  si renderebbe anche più attrattivo il nostro territorio, in un periodo storico difficilissimo, dando nuovo vigore ed impulso al Sistema Italia.  Semplificare vuol dire rendere più trasparente,  veloce,  semplice, comprensibile e snello il funzionamento dell’Amministrazione pubblica.  Vuol dire non solamente tagliare interi passaggi e  adempimenti inutili ma anche eliminare tutto quello che è superfluo o addirittura dannoso per un buon funzionamento dell’amministrazione.  Spesso ci sono passaggi che non si possono tagliare senza provocare danni maggiori dei vantaggi auspicati;  in questi casi l’unica soluzione è saper trovare modi diversi, più semplici, rapidi ed economici per ottenere lo stesso risultato garantito da quel particolare adempimento.  Parlare quindi di riforma amministrativa vuol dire intendere un cambiamento complessivo dell’amministrazione, vuol dire cambiare prospettiva: da una visione che punta sull’importanza della legittimità procedurale degli atti ad una responsabilizzazione e motivazione dei dirigenti e di tutto il personale degli uffici, al fine di ottenere risultati non solo formali ma anche sostanziali. Si tratta dunque di un approccio che fa leva sulla meritocrazia, ma soprattutto sul concetto di qualità dei servizi per il cittadino-utente come unico modo per contrarrestare le carenze e le disfunzioni organizzative, l’overload delle regole, i ritardi nella cultura della dirigenza, le difficoltà di affermare un sistema di responsabilità rigoroso e la lentezza endemica della giustizia amministrativa. La necessità di perseguire l’interesse della collettività tramite linee programmatiche e di azione quanto più qualitativamente e quantitativamente ottimali:  questo l’obiettivo che dall’inizio del processo di semplificazione, risalente all’inizio degli anni novanta, fu sancito dalla Commissione di studio sull’attuazione della legge n. 241 che nel 1990 pubblicò i risultati delle proprie ricerche.  Gli indirizzi individuati per l’ottimizzazione del sistema sono stati: la delegificazione, la deregolamentazione, la semplificazione vera e propria dei procedimenti, ridotti alle sole fasi essenziali; ed infine della deamministrativizzazione, sottrazione di intere aree di attività alle regole amministrative.  Fior di convegni e di annunci si sono susseguiti da allora su semplificazione, nuove tecnologie, smart cities ed e-government. I vari dibattiti hanno promosso negli anni confronti tra i privati (imprese e rappresentanti di imprese) e la PA, facendo emergere le istanze del mondo imprenditoriale e cercando di arrivare a soluzioni concrete, in un’ottica di semplificazione amministrativa e burocratica attivando innumerevoli conferenze dei servizi.  Con scarsi risultati. 

Semplificazioni burocratiche e fiscali: di questo ha principalmente bisogno il mondo delle imprese – ha sottolineato il Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Piemonte, Marco Gay -. Ridurre la burocrazia, efficientare l’uso dei fondi europei, portare a compimento la delega fiscale: tutte misure che riguardano le politiche orizzontali”.  Per Ferruccio DardanelloLa semplificazione amministrativa è sicuramente prioritaria per aumentare la competitività delle nostre imprese: una minore burocrazia si traduce, infatti, in uno sgravio di tempi e di costi per le aziende … la chiave di volta è la capacità di collaborare tra tutte le istituzioni coinvolte, uniformando le procedure su tutto il territorio nazionale”.  Per Schifani ''Il nuovo centrodestra punterà molto nel patto di coalizione con Renzi su una legislazione che privilegi al massimo la semplificazione delle regole e delle procedure. Dobbiamo consentire al cittadino che vuole investire o che chiede un'autorizzazione di avere tempi certi da parte della Pubblica Amministrazione.” Angelino Alfano, in una recente intervista al Corriere della Sera, chiosa “Il nostro impegno in quest'anno di governo sarà: semplificare, semplificare, semplificare''.  Assistiamo da una parte a dichiarazioni di fiducia dei nostri rappresentanti:  "I segnali di ripresa che abbiamo già nell'ultimo trimestre del 2013 segnalano che c'è la possibilità che la ripresa possa creare nuovi posti di lavoro", ha detto il ministro del Welfare, Enrico Giovannini in conferenza stampa.  Il premier Letta ne è sicuro: “La ripresa non si vede, ma c'è, è a portata di mano”. Dall’altra a espressioni di scetticismo dall’Europa, un esempio su tutte quelle del Commissario europeo per gli affari economici e monetari, Olli Rehn.  Non si deve sottovalutare l'importanza della stabilità del governo per i mercati e per l’Europa, ma sono divenute più che urgenti le politiche per la crescita. L’Italia ha bisogno di ripartire dopo che negli anni della crisi sono stati bruciati quasi 9 punti di Pil e dopo che sono stati largamente superati i tre milioni di disoccupati. 

Nei primi giorni di settembre, in previsione della legge di stabilità, Confindustria e i tre grandi sindacati presentarono un documento unitario su quattro punti.  Di queste quattro proposte ben due puntavano sulla semplificazione (la prima della fiscalità, la terza delle procedure amministrative). La realtà è che la parte produttiva del paese, quella che genera risorse (le imprese) non può più farsi carico della parte improduttiva, quella che costa (spesa pubblica).  Agevolare il sistema produttivo è vitale, perché essenziali sono crescita e occupazione anche per l'equità sociale. Prima lo capiremo tutti, prima attueremo serie politiche nel senso dovuto.  Nel marasma di norme ne segnaliamo una che fa la differenza: la norma sulle date uniche. Introdotta con il Decreto del Fare, fissa in due soli giorni l'anno (ipotizzati il 1 luglio e il 1 gennaio, salvo particolari esigenze di celerità amministrativa) l'entrata in vigore delle disposizioni normative e regolamentari e degli atti amministrativi a carattere generale di amministrazioni statali, agenzie ed enti pubblici. Entro 30 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta, su ogni sito internet istituzionale delle PA, nella sezione Amministrazione trasparente, dovrà essere creata un'area denominata Scadenzario dei nuovi obblighi amministrativi, distinguendo quali riguardano i cittadini e quali le imprese. Cittadini e imprese non dovranno più impazzire:   basterà quindi un click per sapere di quali nuovi adempimenti morire.

Anche per Carlo Mochi Sismondi, Direttore Generale di FORUM PA, la strada maestra è la semplificazione.  Il Primo rapporto nazionale sulla soddisfazione delle piccole e micro imprese nei confronti della pubblica amministrazione locale, parla chiaro. Non ci sono stati passi avanti significativi, in particolare sul terreno della semplificazione.  Lo scenario è complessivamente immobile. Più che un motore dinamico di sviluppo, la PA è ingessata nel suo operare quotidiano.  Le criticità che hanno rallentato il processo sono la mancanza di un indirizzo coerente in termini di strategie, strutture di supporto, analisi dei processi e delle norme da semplificare. Ci sono amministrazioni che non si sentono coinvolte e non hanno sviluppato capacità di leggere bisogni e opportunità dei territori.  Dai questionari emerge un “modello ideale” dal quale partire per posizionare la PA italiana al livello dei best performer europei, declinato in cinque parole: 

Strategia di semplificazione coerente, sostenuta da una precisa visione politica, supportata da investimenti e risorse.  Strutture della semplificazione, sia quelle centrali di indirizzo che operative come gli sportelli unici.  Supporto alla semplificazione attraverso  linee guida e analisi dei processi da tagliare. Riordino delle norme legislative e regolamentari attraverso codificazione e riunificazione in corpus normativi coerenti. Cultura della semplificazione diffusa attraverso  momenti e luoghi di confronto tra impresa e P.A. 

Tre sono le sfide che deve affrontare l’Italia: competitività, risorse, innovazione tecnologica. Information tecnology, dunque, non come costo ma come strategia di crescita del Paese.  Una trasformazione sistemica della PA che passa attraverso la trasformazione dei dati digitali in valore e conoscenza.  Tra le priorità principali quella di riproporre in Parlamento il pacchetto semplificazioni, per eliminare una serie di ostacoli nell’attività della pubblica amministrazione e, soprattutto, nel rapporto con le imprese. Questa la teoria.  Vi propongo un esempio pratico: in una città di provincia del nord Italia una impresa individuale (nella quale il titolare è l’unico attore che eroga il prodotto o servizio, segue clienti e fornitori, segue i contatti con la banca e i vari adempimenti fiscali e burocratici) per cambiare indirizzo della sede (oltre al trasloco fisico) prima delle ultime norme doveva stampare il modulo e compilarlo, portarne una copia in più (non-si-sa-mai), recarsi presso gli uffici comunali di competenza e in circa 15 minuti la pratica era visionata, approvata, timbrata e protocollata.  Oggi invece è obbligo compilare il modulo on-line e inoltrare il tutto tramite PEC.  Se si riesce a scaricare il modulo in formato word e se si è in possesso di posta PEC non è un problema. Ma non basta: troppo semplice. Bisogna essere in possesso della firma digitale certificata. Quindi, dopo tre uffici diversi per capire come fare, bisogna recarsi presso gli uffici della Camera di Commercio e ottenere per soli 40 euro una pennetta con un programma da downlodare sul proprio pc col quale si potranno firmare tutti i documenti. Viene accompagnato da un manuale di utilizzo. Il problema non è solo il costo ma il tempo da dedicare a tutto ciò.  La beffa? Per inoltrare la pratica bisogna allegare la distinta di versamento di 7 euro pagati on line sul conto corrente del Comune.  Prima domanda: per quale motivo il contribuente deve contribuire economicamente ad una procedura che esegue da solo in modalità on line? Seconda domanda: ma quale fra tutti i conti correnti del Comune? Questo non è dato saperlo. Sarebbe troppo semplice. Tempo stimato per tutta la pratica? Qualche mese. Dipende dal fatto di trovare almeno in tre dei cinque uffici consultati informazioni univoche. Nel frattempo ricordo che l’imprenditore deve lavorare e produrre reddito per poter pagare quelle bellissime tasse che tutta la PA si affretta a spendere. 

Per questo non mi sorprende lo scenario futuro:  a livello globale la Gran Bretagna scenderà in classifica, passando dall'attuale sesta posizione alla settima, a causa dell'inesorabile ascesa delle economie emergenti. La Cina supererà gli Stati Uniti diventando la prima economia al mondo nel 2028, mentre l'India che ora è in decima posizione salirà al terzo posto spodestando il Giappone. L'Italia 2.0, che quest'anno è in ottava posizione, uscirà invece del tutto dalla lista dei primi dieci scendendo al quindicesimo posto.  In barba alle decine di convegni in tutto il Paese sulla semplificazione… Al contempo Nigeria, Iraq, Egitto e Filippine entreranno nella classifica delle prime trenta economie al mondo.

Italiani 2.0, siete avvisati.

*Caterina Zadra e’ ideatrice del marchio “Slow Foot”, turismo lento e contemplativo.

Laureata in Scienze della Comunicazione con una specializzazione in Marketing Strategico e dei Servizi. Vincitrice di una borsa di studio del Ministero Italiano Affari Esteri per italiani residenti all’estero, ha frequentato corsi di specializzazione presso il DAMS/Università di Bologna, ivi compreso il seminario di Semiologia e Semiotica di Umberto Eco.

Caterina è titolare di Nonsolotrekking Tour Operator, operatore turistico con sede a Novara, attivo nello studio, nella progettazione e nella realizzazione di pacchetti turistici nei quali il valore aggiunto è dato dalla capacità di individuare nuove forme di turismo e di promozione del territorio, con particolare attenzione a tutte le sue valenze da quelle artigianali a quelle artistiche, storiche, naturali ed eno-gastronomiche con l’intento di vederle apprezzate, protette e salvaguardate.

Caterina e’ stata anche presidente del Comitato imprenditoria femminile e giovanile x 3 anni; presidente della Commissione pari opportunità della provincia.
Fa parte di Geoprogress onlus universitaria ed e’
Consigliere della società sportiva Novara Basket.

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