L’Italia in numeri
8 Gennaio Gen 2014 1250 08 gennaio 2014

Non sottovalutiamo i “Forconi”: l’86% della popolazione sta dalla loro parte

Della protesta dei “Forconi” nessuno parla più. Era già uscita dallo scenario mediatico dopo che la manifestazione indetta a suo tempo a Roma si rivelò un insuccesso, con un numero di partecipanti assai inferiore al previsto, grazie anche alle svariate fratture che hanno caratterizzato la leadership del movimento. Malgrado sia (o sembri) ormai archiviato, vale la pena invece di riflettere ancora sul fenomeno: sarebbe un errore sottovalutarlo, specialmente, per ciò che ha significato (e che può significare un domani) come indicatore del sentiment di una parte consistente della popolazione del nostro Paese. Se non altro, perché, contrariamente alle aspettative e alle valutazioni di molti osservatori e commentatori, la grande maggioranza degli italiani (86%) si dichiarava solidale con la protesta portata avanti dai “Forconi”. In particolare, circa un cittadino su tre esprimeva un accordo sia sui fini, sia sui metodi del movimento. È una percentuale rilevante, che si elevava oltre al 50% tra gli elettori del Movimento 5 Stelle. E un altro 58% di italiani, pur dissentendo dalle forme concrete che la protesta ha assunto in certi momenti, affermava la sua piena solidarietà con le motivazioni che l’hanno animata e che i suoi organizzatori hanno espresso.

Il movimento dei “Forconi” è stato un indicatore ulteriore del grande disagio – spesso trascurato dai politici e dai media – che continua, come si è detto, a caratterizzare alcuni strati della popolazione del nostro Paese. Non si tratta necessariamente dei più poveri. Ma, specialmente, (come ha osservato anche Ilvo Diamanti su Repubblica) di quanti erano riusciti a salire nella scala sociale ed economica (in particolare, il ceto medio) e sono stati travolti oggi dalla crisi. Ma non è solo quest’ultima e il conseguente stato di difficoltà in cui molti (sempre di più) si sono venuti a trovare a determinare la protesta. Conta anche, accanto al disagio obiettivo, la sfiducia, soggettivamente vissuta, sul fatto che qualcuno, a livello governativo o comunque istituzionale, ne possa e ne voglia comprendere i motivi e, soprattutto, cerchi di individuare e di praticare davvero qualche soluzione efficace per uscirne o per migliorare la situazione attuale.

Di qui, un allontanamento generalizzato della popolazione da tutte le istituzioni. Tanto che, ad esempio, meno di un italiano su dieci dichiara di avere oggi fiducia nel Parlamento e nei suoi componenti: il massimo organismo rappresentativo della nostra Repubblica riceve la disistima del 90% degli elettori. E anche l’Unione Europea, che un tempo raccoglieva speranze diffuse tra la popolazione, anche come strumento di uscita dalla crisi (il grado di fiducia si aggirava sull’80%) è oggi vista, a torto o a ragione, dalla maggioranza (60%) come mero apparato burocratico, di fatto nemico della ripresa.

Anche tutto ciò ha dato luogo, già a febbraio, al noto successo del M5S, che ottenne alle elezioni politiche il 25% dei voti validi. Oggi, secondo i sondaggi, il movimento di Grillo conquista il 21%. Ma, dato il clima generale riscontrabile (che, come si è detto, anche il successo tra la pubblica opinione del movimento dei “Forconi” contribuisce a mostrare), il potenziale di crescita dei seguaci dell’ex comico genovese o di chi, accanto a lui o in sua vece, cavalcherà la protesta e il populismo, è ancora enorme. Specie se, come sembra accadere anche in questi giorni, l’azione di governo appare deludente alla gran parte degli italiani. 

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