Simone Paoli
Actarus
12 Gennaio Gen 2014 1840 12 gennaio 2014

Il quarto potere e la selezione dei lettori

Sullo stato del giornalismo nostrano avevo già scritto più o meno un anno fa, in occasione della penosa prova del duo Santoro-Travaglio ospitanti Berlusconi (http://www.linkiesta.it/blogs/actarus/e-questo-il-meglio-del-giornalismo-italiano). E non posso dire di avere notato grandi miglioramenti.

Ma quando i giornali hanno cominciato ad affrontare la vicenda Schumacher da subito mi si sono drizzate le antenne. Imprecisioni clamorose, lanci del tutto fuorvianti e soprattutto un’attesa spasmodica, del tutto incompatibile con quello che stava (e sta) accadendo. Peggio ancora nei giorni successivi, quando continuavano a campeggiare titoloni del tutto incompatibili vuoi con la dinamica dell’incidente, vuoi con le condizioni di salute, tralasciando i tentativi di intrufolarsi in ospedale.

Vale quindi la pena spendere due parole su un tema che recentemente più di una volta mi ha portato a dialogare con altri utenti su Twitter, ovvero il rapporto tra giornalismo, gossip e lettori. Posto che non posso dare lezioni di giornalismo, ma solo la mia opinione di lettore piuttosto accanito di news (usare il termine giornali mi pare oramai superato).

Punto di partenza: lo sdoganamento del gossip più o meno pruriginoso, anche su giornali storicamente sobri (i nomi pensateli voi),. Giusto o sbagliato? Onestamente non credo sia questo a fare la differenza tra un giornale serio oppure no. Si tratta semplicemente di venire incontro alla domanda della maggior parte dei lettori, come dimostrano più che indiscutibilmente gli indici delle notizie più lette. Non amo Belen e soci, per intenderci, ma se alla maggioranza interessa sapere anche quando va in bagno, loro hanno il diritto di saperlo e io di poter saltare la notizia e tutti contenti.

Passo successivo però, quello che fa la differenza, è la credibilità delle notizie. La domanda di gossip spinge a cercare “la notizia” prima degli altri, a dare il lancio un secondo prima degli altri. Nelle chiacchierate avute, alcuni sostenevano la necessità di “indirizzare” i fornitori di news verso temi più seri. Io credo sia giusto invece punirli se scrivono palesi inesattezze. Torno al caso Schumacher. Nei primi istanti si parlava di “fuori pista”. Inducendo così a pensare alla ricerca del brivido, all’imprudenza etc etc.

Eppure appena uscita (dopo poche ore) la foto del punto dell’incidente, era chiaro che non fosse così. E ci sono voluti due giorni (ed altre follie tipo passaggi a 100 km/h in quel punto, voci incontrollate di soccorsi a questo o quell’amico) prima che sparissero i titoloni sballati.

E’ il modo di fare giornalismo? Sia chiaro che non vale solo per l’Italia, molte di queste voci i nostri media le hanno solo riprese. E lo spettacolo si sta ripetendo in queste ore a livello internazionale con l’affaire Hollande. Non si tratta nemmeno di privacy, perché i personaggi pubblici o che occupano cariche di un certo livello sanno quale sia il contrappeso della loro popolarità.

Che possiamo fare noi lettori allora? Scegliere. Non accontentarci. Oggi applicazioni come Twitter e Flipboard ci consentono qualcosa di non dico impossibile ma complicatissimo fino a pochi anni fa. Confrontare decine di siti di informazione, blog, italiani ed esteri. Mi si obietta spesso che ci sono pure troppe informazioni ed è difficile orientarsi. Su questo non concordo per nulla. In poco tempo si può selezionare un discreto numero di giornali e giornalisti da seguire, testare, confrontare. Periodicamente provarne di nuovi, senza fermarsi mai, perché sempre nuove sono le proposte. Non è particolarmente difficile e non richiede nemmeno troppo tempo. Ma solo così permetteremo non solo a noi di migliorare, ma anche al giornalismo di continuare (o tornare?) ad essere un vero quarto potere, facendo selezione dei migliori.

PS: non ho affrontato qui il tema della pubblicazione delle intercettazioni, su cui sono contrario. Vorrei che le denunce arrivassero dal giornalismo d’inchiesta, e poi si muovesse la magistratura, con processi nei tribunali. E non il contrario come accade oggi.

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