Il prossimo ex-precario
15 Gennaio Gen 2014 1253 15 gennaio 2014

Gandolfo: Moggi una brava persona. In Italia manca un'informazione libera

Ne è venuto fuori un ritratto dell'Italia, della professione giornalistica e di Torino molto particolare. E poi un Moggi intrallazzato sì, ma di gran cuore.

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Che rapporto c’era con Luciano Moggi? Lo avevi visto prima al Toro, poi per tanti anni alla Juve dei tempi d’oro. C’era la sensazione che nascondesse qualcosa, si parlava già di cupola ai tempi?
Si sapeva che lui avesse una grandissima rete di contatti, estesi in molti ambiti, anche al di fuori del calcio. Io con lui avevo un buon rapporto, quotidiano. Mi ricordo che durante una trasferta mi vide un po’ giù di morale e venne a chiedermi cosa non andasse. Mio padre in quel periodo non stava molto bene e gli dissi che avevo problemi a trovargli un posto in ospedale per farlo ricoverare. Appena arrivati in albergo, non mi ricordo se a Lisbona o a Varsavia, mi arriva una telefonata: “Beppe, non ti preoccupare, quando torniamo in Italia porta tuo padre in “quell’ ospedale” mi han detto che il posto c’è”. Questo per spiegare che tipo di persona era, con molti agganci, ma di cuore.

Non è il Moggi che hanno dipinto i media da calciopoli ad oggi…
Io credo che l’abbia rovinato la Juve. Un certo stile, un certo ambiente. Gli hanno chiesto troppe cose al di fuori del calcio, doveva vincere sempre, portare continuamente nuovi soldi a tutti i costi.

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Com’è cambiato il giornalismo in Italia negli ultimi vent’anni? Noti anche tu la tendenza ad una certa spettacolarizzazione dei fatti, invece di un equidistante racconto?
Io sono cresciuto con la vecchia scuola del “ti presento i fatti nella maniera più asettica possibile, poi tu spettatore sarai in grado di farti la tua personale opinione”. Ora non è più così, ora il giornalista è chiamato, attraverso l’informazione, ad orientare l’opinione della gente.

Di chi è la colpa? Dei media sempre più invasivi o della gente che non è più in grado di farsi un’opinione da sola?
La colpa è del fatto che in Italia manca completamente un’informazione libera, manca un editore puro che non faccia questo lavoro per avere dei rendiconti personali, politici o economici. Il vero problema sta nella nostra categoria: io posso permettermi di rifiutare alcune pressioni, ma non perché abbia più spina dorsale di altri. Semplicemente perché io ho un contratto. Gran parte di coloro che compongono il mondo dell’informazione odierna non è contrattualizzata e per questo motivo è più soggetta a pressioni di qualsiasi tipo. Se dovessi andare in ospedale e a curarmi fossero degli infermieri alle prime armi, non specializzati e senza un contratto, io sinceramente mi incavolerei. Invece, per ciò che riguarda l’informazione italiana a nessuno frega nulla.

L'intervista completa QUI

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