Raja Elfani
Gloβ
15 Gennaio Gen 2014 1310 15 gennaio 2014

Hollande tra privacy e potere

Non è solo un fatto di rappresentatività: in una democrazia, una certa limpidezza morale è alla base della candidabilità.

Da convivente non sposato, Hollande era il candidato perfetto per la battaglia social-democratica del matrimonio gay, vinta contro ogni rigurgito conservatore. Ora però, il Presidente Hollande vorrebbe spingere l’agnosticismo dei Francesi troppo in là, con una liaison per lo più drammatizzata con il ricovero della Trierwieler.

Senza esitazione, Hollande è subito salito sul treno della nuova retorica ormai politica dellaPrivacy” issata come scudo contro la sorveglianza di massa all’indomani del Datagate.

L’imminente riforma della NSA (la decisione di Obama venerdì) ha già sconfinato la sfera delle intelligence e riguarda più, anche se la stampa ama sventolare l’alibi dei diritti cittadini, il problema spinoso della vulnerabilità degli eletti e dei personaggi pubblici. E Hollande appunto sta attraversando uno di quei nocivi momenti di vulnerabilità.

Ma cosa lega Hollande al Datagate?

I giornalisti commissionati da Snowden curano la divulgazione dei documenti segreti conducendo parallelamente una campagna per la privacy. Anzi Snowden e una schiera di giornalisti e hacker cercano più precisamente un consenso intorno alla crittografia sul web, praticamente già approvata dai governi.

In realtà, come ho già spiegato qui, questa richiesta di ermetismo è reazionaria e non va affatto nel senso della trasparenza e delle libertà. E nell’alibi di Hollande c’è già un accenno di come il diritto alla privacy potrà in futuro intralciare il dibattito pubblico.

Tutti parlano di "protezione": è lo stesso concetto che ha permesso, indifferentemente sotto Sarkozy o Hollande, alle leggi internet come Hadopi di fare progressi (rimando al sito La Quadrature du Net per approfondimenti).

E comunque, secondo il recente rapporto Ue sulla sorveglianza globale, fin qui la Francia resta con la Gran Bretagna il governo meno collaborativo in senso di riforma.

Come molti giornalisti privati d'accesso alle fonti, possiamo facilmente intuire che i documenti di Snowden sono una miniera di dati sul potere internazionale, almeno dal 2008. C’è di che tirare le somme su molte domande rimaste sospese. Per esempio – e non a caso è stato più volte tirato in ballo nell’affair di Hollande e Gayet – Strauss-Khan, ex-direttore FMI che era presentito alla Presidenza francese, è stato ampiamente intercettato prima e durante lo scandalo Sofitel.

Chissà quanto i metadati di Hollande basterebbero oggi a fermare le speculazioni.

Ma non facciamo nemmeno in tempo a fantasticare sull’utilità pubblica dei leaks, che il fronte della privacy sta già bloccando tutto.

Infatti la stampa che gestisce i leaks non può fare nomi e ha quindi, essa stessa, poco raggio di manovra. Perciò, Greenwald per illustrare gli usi e abusi dello spionaggio informatico, ha dovuto selezionare le prove meno compromettenti possibile e parlare di una fra le tante operazioni discriminatorie preventive (leggi l’articolo). Secondo Greenwald questo tipo di pubblicazione parziale dovrebbe bastare a dimostrare che l’uso governativo dei Data è diventato sistematico poiché le prove suggeriscono quanto la NSA può (o ha potuto) servire, a piacere, a discreditare personalità e partiti ingombranti.

Ma la verità è che il baluardo legale della privacy sta già mettendo parecchi bastoni nelle ruote, oltre che intimidire la cosidetta stampa libera.

Infatti, grazie al diversivo sulla privacy, ieri Hollande ha potuto fare una rispettabile conferenza stampa all’Eliseo e rimandare l’argomento Gayet.

Eppure la vita privata del Presidente è ormai sul tavolo, la sua relazione con l'attrice è scoperta e lo scandalo si amplifica oggi con le voci di una gravidanza. Peggio: a quanto pare la politica francese fa già i conti con il network di una probabile favorita anche se ancora non ufficiale (vedi il caso della nomina della Gayet alla Villa Medici).

Intanto il gossip è bastato a fare a meno delle intercettazioni.

In un modo o nell’altro, i legami segreti dei dirigenti sono sempre fatti nostri. Ed è dall’impatto che ha sul pubblico che una notizia deve essere giudicata primaria o secondaria.

Il "tradimento" di Hollande è grave non solo perché come ai tempi di Sarkozy e Berlusconi distrae i cittadini dall’interesse pubblico, ma perché è usato dall’opposizione (e non solo) come scorciatoia politica. Quando la vita privata di un Presidente non ha i presupposti per mantenersi trasparente, diventa un’arma politica a doppio taglio. Ma è la Repubblica ad essere ricattabile.

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