Beleid
15 Gennaio Gen 2014 0944 15 gennaio 2014

La ricandidatura a sindaco di Renzi è un errore

Giorni fa, mentre stava prendendo seriamente corpo l'ipotesi di una ricandidatura di Matteo Renzi a sindaco di Firenze, ho avuto l'occasione ed il piacere di discuterne con alcuni amici e ciò che qua scrivo non è altro che il mio parere di cittadino (italiano e fiorentino) di fronte alla ormai certa ricandidatura di Renzi a sindaco di Firenze (senza l'utilizzo dello strumento delle primarie).

Per quanto possa sembrare assurdo, quello dell'eccessiva mole di lavoro difficilmente gestibile per un sindaco segretario del PD è il problema minore; in molti svolgono doppi ruoli "pesanti", molti ex segretari avevano un importante secondo incarico elettivo e comunque Renzi già da tempo gestisce con successo una doppia partita.


Matteo Renzi, sindaco di Firenze

Il punto, più politico io credo, è il messaggio che di questa candidatura a gestire il doppio ruolo passa ed arriva alla gente. E su questo terreno, sul piano del significato politico-simbolico di questa ricandidatura, il gioco non vale la candela. Mi spiego. È vero che ricandidarsi a sindaco è un ottima assicurazione per Renzi nel caso il governo Letta vada avanti, consentendogli di rimanere il "sindaco d'Italia" perlomeno a livello locale, l'uomo politico in mezzo alla gente e non solo un "burocrate di partito"; ma è anche vero che così facendo sconfessa lo strumento delle primarie - ciò che è appena avvenuto con l'Assemblea cittadina del PD che ha confermato Matteo Renzi come candidato sindaco - e rischia molto grosso sul fronte delle ricorrenti e crescenti critiche del tipo "dopo aver usato Firenze come passerella, ora la usa come paracadute di sicurezza".

E' vero che Renzi gode a Firenze di un consenso enorme ed è vero che il secondo mandato di un sindaco il cui operato sembra essere molto apprezzato potrebbe rendere superflue le elezioni primarie (come è avvenuto). Ma ciò non basta, ed io arrivo a criticare più radicalmente la decisione stessa di ricandidarsi. 

Di Renzi ho sempre apprezzato il coraggio (merce rara nel centrosinistra italiano). Finora ne ha dimostrato molto. Continui a farlo, dunque. Punti tutto sul governo del paese e lasci Firenze essere governata da un sindaco amico scelto con le primarie.

Tony Blair si è dedicato anima e corpo a cambiare nel profondo il Labour, e non lo ha fatto in tre mesi. Ci sono voluti anni, prima di diventare premier.
Poco importa quanto resisterà il governo Letta; anche durasse 4 anni ancora, Renzi deve avere coraggio e continuare a cambiare il PD per davvero, senza paracaduti di sicurezza.

Una mia personale paura, infine, è quella legata all'indole e alla natura dei fiorentini. A Firenze la linea che separa la figura dell'idolo del popolo da quella del bersaglio di ogni critica è molto sottile; lo è all'Artemio Franchi e può esserlo in Palazzo Vecchio. Nonostante l'elevato consenso di cui gode Matteo Renzi in città, non vorrei che questa storia della ricandidatura a sindaco che rischia di far passare Firenze come ruota di scorta agli occhi dei fiorentini gli procurasse un calo di consensi. E allora sì che una qualsiasi perdita percentuale alle comunali sarebbe immediatamente proiettata sulla dimensione nazionale. Come in molti sanno, infatti, la "ultra-politicizzazione" di elezioni amministrative può rivelarsi un pericoloso boomerang.

Twitter: @FrancescoPigno

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