Luca De Cristofaro
Il labirinto di Cnosso
16 Gennaio Gen 2014 1235 16 gennaio 2014

Il sipario si apre con Vincenzo Pirrotta

Un sipario antimafia che viene aperto nel profondo sud Italia: Partinico, nel cuore di Palermo. E si apre su Torino, capoluogo piemontese, al teatro Gobetti, fino al 19 gennaio. Lo spettacolo è di Vincenzo Pirrotta, nato il 6 febbraio 1971, proprio nel piccolo comune siciliano incastonato tra San Giuseppe Jato e Terrasini, e più in là, Corleone.

Vincenzo, attore e regista teatrale, da cinque anni porta sui palchi italiani e esteri il suo spettacolo "La ballata delle balate" (la 'balata' è la lastra di marmo) e a chi gli ha chiesto se non ha paura di esporsi, ha sempre risposto che "se hai paura, sei un uomo morto". 

La ballata delle ballate è il racconto di un uomo, di un latitante, che nel suo covo recita un rosario dove i misteri dolorosi sono quelli della passione di Cristo, e i misteri gioiosi (misteri di stato) sono quelli delle 5000 vittime di cosa nostra. In un delirio dove si incontrano misticismo e violenza vorrei creare il contrasto tra la parola di Dio che il latitante professa e la brutale parola della mafia che invece mette in pratica. Tutto senza ricorrere a immagini stereotipate, ma tentando di scrivere una pieces, una ballata, dove la poesia, la ricerca della musicalità, vorrebbero essere il filo rosso di questo canto di colpa e di “non espiazione”. Si legge dal sito di Pirrotta.

L'attore, formato nella tradizione popolare sicula attraverso anche l'uso della lingua della regione della 'Trinacria', conta come regista più di dieci spettacoli, e nel cinema diverse collaborazioni lavorando, tra i tanti, a fianco di John Turturro e Toni Servillo. Ha scritto a quattro mani con Peppe Lanzetta “Malaluna” che racconta le città di Palermo e Napoli, ospite di numerosi teatri stabili d’innovazione e che ha debuttato nel prestigioso progetto “Petrolio” di Mario Martone.


Vincenzo Pirrotta, attore e regista siciliano

In un'intervista poi a La Stampa, alla domanda "I suoi genitori non le hanno mai negato l’esistenza della mafia, come invece racconta Pif della sua giovinezza palermitana nel film «La mafia uccide solo d’estate»?", risponde: «Lui lo può dire proprio perchè viveva a Palermo. A Partinico si subisce ancora oggi la cultura mafiosa trapanese, è il regno del boss Matteo Messina Denaro, non si può non sapere. Fra i miei compagni di classe ci sono stati figli di boss, persone scomparse negli Anni ’90, vittime del rito dell’incaprettamento».

Siamo a teatro. Ora silenzio. Pronti per fischi o applausi. Si spengono le luci. Sul palco si apre il sipario ed ecco in scena lo strapotere della comunicazione, da sempre, angusta nemica delle mafie. 

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