Young & Furious
18 Gennaio Gen 2014 1330 18 gennaio 2014

Consigli (non richiesti) per Matteo Renzi

Sicuramente sono l’ultima persona in Italia che possa permettersi di dare consigli al segretario del PD (tra l’altro da me votato e sostenuto con convinzione). Però, per citare il buon vecchio Rubeus Hagrid (chi non lo conosce faccia una rapida escursione nel mondo di Harry Potter), “meglio fuori che dentro”:  in questi giorni ho avuto modo di riflettere su alcune questioni che riguardano Renzi e il nuovo corso del PD, e mi è venuto spontaneo dar loro un ordine e un senso compiuto, piuttosto che continuare a rimuginarci sopra. Non ho la presunzione di portare un dogma di Verità e quindi non mi aspetto di incontrare approvazione o applausi, diciamo che questo esercizio di scrittura spero possa in qualche modo tornare utile ad altri oltre che a me stesso.

1) I mass-media italiani paiono decisamente in brodo di giuggiole per quello che viene descritto come l’asse Renzi-Landini. Gli elogi per questa “accoppiata” da parte di decine di opinionisti e commentatori in estasi si sprecano. Da una parte il sindaco rottamatore che ha liquidato in un colpo liturgie di partito e il vecchio apparato, dall’altra il sindacalista sanguigno che – da buon metalmeccanico – aspira anch’egli a mandare in demolizione la vecchia e scassata automobile del sindacalismo italiano targato Camusso. Sicuramente un’occasione ghiotta per i giornalisti di ipotizzare scenari fantastici e mirabolanti. Con un po’di disincanto, mi permetto di far notare come questo asse (presunto o reale che sia) poggi i piedi su terreno argilloso e franabile; se ci può essere una convergenza di interessi da ambo le parti per fare ognuno pulizia in casa propria e dare una bella verniciata di fresco, molto più improbabile sarebbe un asse politico in senso stretto (su idee e cose da fare, tanto per esser chiari). Renzi non può ignorare quello che è stato l’operato di Maurizio Landini nelle vesti di segretario della FIOM: proprio Landini ha portato il suo sindacato a essere “altro” rispetto a quel che dovrebbe essere un sindacato, dandogli una veste squisitamente politica e partecipando sempre in prima linea ad iniziative ed eventi che con il lavoro avevano ben poco a che fare. Penso al sostegno alla lotta dei No Tav e al referendum sulle materne paritarie di Bologna, e potrei continuare citando il protagonismo della FIOM negli ultimi due anni rispetto ad ipotesi di costruzione di un nuovo soggetto politico della sinistra radicale. Se poi vogliamo entrare nel merito dell’azione di quel sindacato in senso stretto, penso che non ci sia nulla di più eloquente rispetto alla strategia portata avanti da Landini (lotta a muso duro contro gli imprenditori sfruttatori,contro il capitale, etc etc) dei risultati conseguiti in occasione del rinnovo delle RSA del gruppo FIAT/CNH Industrial: la FIOM è quinta, al penultimo posto, staccata da FIM-CISL, UILM-UIL, FISMIC, AQCF. Davvero Renzi pensa di dialogare su legge di rappresentanza sindacale e tematiche simili in modo privilegiato con chi, dopo essersi sgolato contro il cattivo Marchionne, gli accordi di Pomigliano d’Arco e Mirafiori, i padroni, è stato bocciato in maniera così sonora proprio dentro le fabbriche dove dice di avere dalla sua parte la stragrande maggioranza dei lavoratori? Aggiungo: caro Matteo, stai attento a come ti poni rispetto alla dialettica interna alla CGIL fra Camusso e Landini; uno dei mantra del neo-segretario è stato “non ci faremo dettare la linea dal sindacato”. Rispetti questo impegno a 360 gradi, ed eviti di insinuarsi nella lotta interna a quel sindacato; dica ai suoi di evitare dichiarazioni su come il sindacato dovrebbe o non dovrebbe regolare le proprie questioni interne. Costruire un’interlocuzione privilegiata con Landini per indebolire la Camusso – che pure non brilla per lungimiranza o sagacia politica, “disciamo” – potrebbe rivelarsi a lungo termine una mossa assai perniciosa.

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