Emanuele Rigitano
Ego politico
18 Gennaio Gen 2014 1242 18 gennaio 2014

Il terremoto di Renzi e il rischio delle macerie

Il segretario del Pd Matteo Renzi vuol far vedere che il suo obiettivo è fare una nuova (e seria, dice luo) legge elettorale. Ne ha proposte tre, in maniera unilaterale, il cui unico denominatore comune è avere un premio di maggioranza, cioé avere la certezza di vincere. Nonostante la sua prima proposta fosse il "Sindaco d'Italia" con il doppio turno di coalizione, accettata anche dal Nuovo Centrodestra (Ncd) di Alfano, pare che il sindaco di Firenze voglia premere per un accordo con Berlusconi, sulla proposta di tipo "spagnolo". Che tale non è perché prevede anche qui un premio di maggioranza nonostante sia una legge elettorale che già premia i partiti più grandi a scapito di quelli più piccoli, rischiando una nuova infrazione di incostituzionalità se analizzata con pignoleria. Questa scelta, poco apprezzata da molti nel Pd, lascia l'amaro in bocca allo stesso Letta, consapevole che le minacce di far cadere il governo se avviene un accordo con Berlusconi divengano sempre più una possibilità concreta, soprattutto da parte di chi ne verrebbe danneggiato.

Era proprio per evitare questi veti incrociati, basati su interessi di bottega più che su un modello giusto, che si  doveva immediatamente procedere per l'approvazione del cosiddetto Mattarellum  (un termine latinizzato per indicare la legge a firma di Mattarella, che il caso ha voluto proprio tra i giudici della Corte Costituzionale).

La mozione all'epoca proposta dal Pd Giachetti fu votata anche da Sel e dai 5 Stelle, questi ultimi ora pare però siano più propensi ad andare al voto a qualsiasi costo, anche con la legge che risulterebbe dalle modifiche della Consulta. Risulta alquanto bizzarro che una corte possa realizzare una legge elettorale: se è accettabile cancellare una parte ritenuta incostituzionale sembra illogico che possa ad esempio reinserire le preferenze da nulla.

Renzi sembra voglia far vedere che è disposto a fare la legge con chi ci sta ma al momento sembra che voglia preferire Forza Italia a chi sta al governo col Pd. Ncd minaccia la fine del governo e lo stesso Letta non è disposto a divenire vittima sacrificale di questa diatriba. Se cade il governo però bisognerebbe realizzarne un altro per cambiare il porcellum, altrimento al voto Renzi si ritroverebbe col proporzionale con sbarramento al 4 per cento e, a quanto pare, preferenze. Ovvero dover resettare questi ultimi 20 anni e reimparare a ragionare secondo gli schemi parlamentari di alleanze anche non omogenee ma basate su accordi di governo.

Quel che in fondo caratterizzano gran parte dei sistemi politici europei.

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