In viaggio con Tancredi
20 Gennaio Gen 2014 1346 20 gennaio 2014

Ludoteca

Ci sono tante cose che Tancredi non conoscerà mai e, che per anni, hanno fatto invece parte della mia vita: i gettoni, che poi valevano anche 200 lire, da inserire nei telefoni pubblici; la vita senza smartphone e tablet; mia sorella Antonella, morta 5 anni prima che lui nascesse; “Piedone”, il gelato tutto rosa che sapeva di fragola; i giri in auto, da pazzi incoscienti, seduti sul cofano mentre papà guidava tra gli alberi di agrumi; la disperazione per aver rovinato il rullino fotografico perché, per errore, avevi aperto il vano della macchina fotografica in cui era inserito.

A questa lista si potrebbe aggiungere una cosa che, in città, sta per scomparire, ma credo si possa ancora salvare, tirandola per i capelli: il compleanno festeggiato a casa.

È da tre anni e mezzo che mi aggiro nel mondo degli under 1 metro di altezza e, in questi tre anni e mezzo - se escludiamo le feste di compleanno di Tancredi – solo una volta mi è capitato di accompagnarlo a una festa di compleanno che non fosse celebrata in ludoteca. Cos’è la ludoteca? Un grande spazio, generalmente al chiuso, stracolmo di giochi gonfiabili giganteschi in cui saltare, scivolare e rimbalzare; mini campetti di calcio; giostre e giochi di vario tipo; vetrine piene zeppe di cineserie; musica a palla; una fila di stanzette colorate, ognuna delle quali ospita invitati e leccornie del festeggiato di turno. Lo spirito con cui molti genitori entrano lì dentro è quello di poter sguinzagliare i propri cuccioli e godersi un paio di ore di tranquillità, tanto non si corre nessun pericolo. Tutto chiuso, tutto morbido, tutto colorato.

Ebbene, la mia prima volta in ludoteca è stata un disastro; la sua, ovviamente, strepitosa. Alla prima ne sono seguite altre, ma ormai ci ho fatto il callo e, quando posso, chiamo i rinforzi per supportarmi in un’impresa che potrebbe minare i nervi di chiunque.

Nel mio paese, le ludoteche e gli animatori 30 anni fa non c’erano e i compleanni si festeggiavano a casa del festeggiato. E lì eri libero, perché i genitori ti accompagnavano e andavano via, per poi venirti a prendere quando tutto era finito. Le case, tutte molto più grandi di quelle in cui viviamo da cittadini, avevano tante camere in cui nascondersi, rincorrersi, mangiare la merenda e spegnere le candeline.

Tancredi sa cosa sono le ludoteche, si diverte da matto con gli animatori, non abita in case grandi come castelli, ma continua a festeggiare i suoi compleanni a casa - dei nonni - ma a casa. È lì che si nasconde, rincorre e si fa rincorrere, mangia la merenda e spegne le candeline. Io, per anni, alla fine di ogni mia festa piangevo perché sopraffatta dalla malinconia; lui, invece, ogni giorno a colazione mi chiede: “Oggi è il mio compleanno?”. In trent’anni le cose cambiano.

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