Talentosprecato
NewsBandite
21 Gennaio Gen 2014 0112 21 gennaio 2014

Quei pannolini griffati Armani che erano un fake...

Comprereste dei pannolini griffati al costo di 23 eurociascuno? Se fossero brandizzati Giorgio Armani, ad esempio? Andiamo, se foste ricchi lo fareste?

Lo scorso luglio in Russia c'è chi ha creduto che fosse possibile: un logo di lusso sul popò dei propri pargoli sin dai primi passi fuori dal pancione. Che bellezza, eh? Ad aver tanti soldi e poca fantasia succede, anche a Mosca. Beh, non tutti si sono resi conto della bufala, perché di questo siamo parlando...
La notizia è stata ampiamente discussa in rete e su giornali stranieri: quest'estate un giovane artista, Petro Wodkins, ha tirato uno scherzo in gran stile all'illustre stilista italiano e ai ricchi signori russi: pannolini firmati Armani pubblicizzati in modo tanto professionale da sembrar "veri"...

A supporto dell'operazione un sito, oramai chiuso, fatto tale e quale a quelli della casa di moda, newsletter spedite ad outlet e fashion blogger e bimbi fotografati in gran stile... Alcune persone c'erano cascate, pare. Qualche blogger si era invece posto dubbioso rispetto alla faccenda. Is Armani Selling Diapers in Russia? si chiedeva jezebel.com,e ancora: Is Armani selling diapers to russian babies? si interrogavano su papermag.com. 
Tracce del possibile fake, come il link sul sito di e-commerce per l'ordine dei pannolini non funzionante, e uno slogan a dubbia chiave di lettura:"quando il meglio non è comunque abbastanza", non potevano non insospettire anche i più rassegnati al tracotante mito della forma e della firma...
Poi la rivelazione: la campagna era stata sapientemente studiata e preparata dall'artista moscovita. Armani era statopreso asimbolo della moda e del capitalismo, Petro Wodkins non ce l'aveva esclusivamente con lui. Lo stilista italiano però non l'aveva presa bene: con un comunicato stampa di smentita girato a yahoo annunciava che avrebbe preso provvedimenti per far chiudere il sito. E dire che Petro avrebbe preferito prenderci un caffè insieme: voleva parlarne, il suo era manifesto dissenso contro il consumismo che va spostando troppo in là i propri limiti, contro la mitologia dei brand e del loro valore assoluto. Ampia e argomentata la sua tesi-potete leggerla da voi-provocatorio l'intero suo portfolio. C'è chi a un certo punto aveva addirittura pensato che la sua bravata potesse essere presa sul serio dallo stilista, a suggerimento di una nuova linea di underwear. Chi lo sa, forse anche lo stesso Petro ci aveva fatto un pensierino. Ora comunque è occupato altrove. Le ultime news lo raccontano rincorso dall'esercito di Robert Mugabe in Zimbawe...
A proposito, non ve l'ho fatto ancora vedere. Eccolo in un'immagine presa dalla sua pagina facebook

Cos'avrà pensato, a luglio, scoprendo di essere finito persino su un magazine cartaceo?
E non solo lì. Ecco una breve rassegna stampa presa dal suo sito. 
E cosa penserà ora a vederla riesumata su un blog italiano dopo tanto tempo? Beh, io speravo e attendevo ne parlasse qualcuno prima di me. Meglio.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook